Campari, la finanza sequestra oltre un miliardo in azioni per una presunta evasione fiscale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Guardia di Finanza di Milano ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Monza, che ha congelato un pacchetto azionario della Davide Campari-Milano del valore di 1.291.758.703,34 euro. Le azioni, che rappresentano approssimativamente il sedici per cento del capitale, fanno capo alla holding lussemburghese Lagfin S.C.A., la quale, non a caso, detiene la quota di maggioranza del celebre gruppo produttore di bitter e bevande. L’operazione, eseguita dopo la chiusura dei mercati finanziari per evitare turbative, si inserisce in un’indagine della procura di Monza che ipotizza, a carico della società, il reato di “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici”, oltre a quello di “responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”.

L’oggetto delle indagini

Le verifiche, che hanno preso il via successivamente al 2019, anno in cui il pacchetto di controllo della Davide Campari è stato trasferito alla holding lussemburghese, si concentrano su una presunta frode fiscale di dimensioni colossali, quantificata dalle autorità in oltre cinque miliardi di euro. L’ipotesi investigativa principale, che gli inquirenti stanno approfondendo con il supporto di specialisti in materia contabile, riguarda le modalità con cui questo trasferimento di proprietà sarebbe stato realizzato, esaminando nel dettaglio le operazioni societarie e le relative dichiarazioni fiscali. Si ritiene, in sostanza, che attraverso una complessa strutturazione, la quale ha coinvolto l’entità estera, si sia potuto celare il vero valore degli asset trasferiti, eludendo così gli obblighi contributivi verso l’erario italiano.

Le implicazioni per il gruppo

Sebbene il provvedimento colpisca direttamente la capogruppo Lagfin, le cui condizioni giuridiche ed economiche vengono inevitabilmente a modificarsi, la Davide Campari-Milano, che è una società quotata in Borsa e con un marchio di rilevanza mondiale, si trova a dover gestire le ripercussioni di un’inchiesta di tale portata. L’azienda, la cui gamma di prodotti spazia dall’iconico bitter a una vasta selezione di alcolici e analcolici distribuiti in ogni angolo del globo, deve ora affrontare un periodo di incertezza, sebbene le sue operazioni commerciali e produttive continuino regolarmente. La vicenda giudiziaria, che procede del tutto autonomamente rispetto alla gestione ordinaria del business, rappresenta comunque un elemento di complessità, soprattutto in considerazione del fatto che la holding sotto indagine è il principale azionista.

Il quadro normativo di riferimento

Il sequestro, che rientra nella categoria dei provvedimenti cautelari, è stato applicato in base alla normativa che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti, la cosiddetta legislazione in materia di persone giuridiche. Tale impianto normativo, il quale è stato notevolmente rafforzato negli ultimi anni, prevede che una società possa essere chiamata a rispondere, anche con misure patrimoniali molto incisive, per reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio. L’applicazione di questa legge al caso in esame, che vede la holding lussemburghese nel ruolo di soggetto formalmente indagato, dimostra come le autorità giudiziarie ritengano di avere elementi concreti per sostenere la sussistenza di un nesso tra le condotte illecite ipotizzate e l’organizzazione societaria.

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