Campari, maxisequestro da 1,3 miliardi per la fusione tra Alicros e Lagfin

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La procura di Monza e la Guardia di Finanza di Milano hanno disposto un sequestro preventivo di portata eccezionale, superiore ai 1,2 miliardi di euro, ai danni della holding lussemburghese Lagfin Sca, la quale, com'è noto, detiene il controllo del gruppo Campari. L'atto, che ha colpito un ingente pacchetto azionario, si inserisce in un'indagine per presunta evasione fiscale, ipotizzando il reato di "dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici", e va a toccare una delle realtà più iconiche del made in Italy nel mondo. L'operazione, la cui notizia ha iniziato a circolare a mercati ormai chiusi, non ha mancato di produrre i suoi effetti immediati, non appena le borse hanno riaperto i battenti, gettando un'ombra di incertezza sull'assetto proprietario della società dei noti bitter e degli aperitivi.

Il crollo in Borsa e le accuse fiscali

Il titolo Campari ha registrato una flessione significativa a Piazza Affari, lasciando sul terreno fino al 3,5% del proprio valore in una sola seduta, in una chiara reazione degli investitori alla notizia del maxisequestro. La misura cautelare, che ammonta precisamente a 1.291.758.703,34 euro, è stata emessa dal gip del tribunale di Monza e poggia sul sospetto di una manovra fiscale elusiva legata a una fusione, definita da alcune fonti come "furbetta", tra le holding Alicros e Lagfin. L'oggetto centrale dell'inchiesta è il mancato versamento della cosiddetta exit tax, un tributo che si applica nel momento in cui un soggetto economico trasferisce, come è avvenuto in questo caso, la propria sede o la propria residenza fiscale al di fuori del territorio italiano.

La struttura societaria sotto la lente

Sebbene l'indagine non coinvolga direttamente la società operativa Davide Campari-Milano N.V., ma si concentri sulla capogruppo Lagfin, l'episodio ha il merito di riaccendere i riflettori sulla complessa architettura societaria che governa il gruppo. Una struttura, quella del "cocktail" finanziario, che affonda le proprie radici in fondazioni con sede in Liechtenstein e in una rete di holding internazionali, la cui logica è stata più volte spiegata con esigenze di ottimizzazione e di governance. La vicenda giudiziaria, con le sue implicazioni, finisce dunque per interrogare non solo una singola operazione, ma l'intera catena di controllo di una delle aziende simbolo del beverage italiano, costringendo a guardare oltre la superficie della produzione e del marketing.

Le ipotesi di reato e la responsabilità degli enti

Oltre al capo di imputazione principale, che è quello della dichiarazione fraudolenta, l'inchiesta della procura di Monza valuta anche l'ipotesi della "responsabilità amministrativa delle persone giuridiche", un istituto, questo, che potrebbe potenzialmente estendere le conseguenze dell'azione giudiziaria. Il sequestro, che ha una natura essenzialmente preventiva e mira a garantire la reperibilità delle somme eventualmente dovute, rappresenta soltanto il primo atto di un procedimento i cui sviluppi saranno seguiti con attenzione dagli ambienti finanziari e dal fisco. La Guardia di Finanza, che ha eseguito il provvedimento, ha agito nell'ambito di quelle attività di contrasto all'erosione della base imponibile e al trasferimento degli utili verso paesi con fiscalità privilegiata, una battaglia che le autorità italiane portano avanti da tempo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.