Emmanuel Grégoire eletto sindaco di Parigi, la sinistra tiene le grandi città francesi
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Redazione Esteri
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Se c’è una certezza che emerge dal secondo turno delle elezioni amministrative francesi, tenutesi domenica 22 marzo, è che la geografia politica dell’Esagono continua a muoversi su binari paralleli, spesso senza incontrarsi. Da un lato, le grandi metropoli – Parigi, Marsiglia, Lione, Lille – restano saldamente ancorate a sinistra, confermando una tradizione di voto che resiste alle mode e alle ondate nazionali; dall’altro, la Francia delle città medie e dei territori periferici ha mostrato un volto più composito, dove la destra tradizionale e il Rassemblement National si sono spartiti i trofei, anche se con esiti contrastanti.
A Parigi, dove la sfida era seguita con il fiato sospeso, il verdetto delle urne ha premiato il candidato socialista Emmanuel Grégoire, che ha conquistato circa il 50% delle preferenze, superando nettamente l’ex ministra della cultura Rachida Dati, ferma al 40%. Un risultato che, se da un lato rispecchia le previsioni della vigilia che davano il successore di Anne Hidalgo in vantaggio, dall’altro ha smentito l’ipotesi di un testa a testa serrato, quello che i sondaggi avevano paventato dopo il rimpasto di forze nel campo avversario. Dati, infatti, aveva raccolto l’eredità del centrista Pierre-Yves Bournazel e beneficiato del ritiro della candidata sovranista Sarah Knafo, costruendo un fronte di “alternanza” che per alcuni giorni aveva fatto tremare il Municipio parigino. Invece, la capitale ha scelto la continuità: Grégoire, ex primo vicesindaco, è arrivato in bicicletta sotto l’Hôtel de Ville insieme ai futuri consiglieri, un gesto non casuale che ribadisce la volontà di proseguire sulla strada della mobilità dolce e delle politiche ambientali, marchio di fabbrica della gestione Hidalgo.
La stessa dinamica si è ripetuta nelle altre città principali. A Marsiglia, il sindaco uscente Benoît Payan ha ottenuto una netta affermazione, con percentuali tra il 53% e il 54,6%, distanziando il candidato del Rassemblement National Franck Allisio. Lione, altro snodo cruciale, ha visto la riconferma del verde Grégory Doucet, sebbene la vittoria sia stata più risicata e abbia già acceso polemiche con il rivale centrista Jean-Michel Aulas, che ha parlato di presunte irregolarità. In tutti questi casi, il “fronte repubblicano” ha funzionato: la sinistra, nonostante le sue divisioni interne, è riuscita a compattarsi al secondo turno o a beneficiare del ritiro delle liste concorrenti, bloccando l’ascesa dell’estrema destra nei centri nevralgici del paese.
Un’affluenza tiepida e una frenata per il Rassemblement National
A fare da sfondo a queste partite locali è stato un dato di contesto che rischia di passare in secondo piano, ma che parla chiaro: l’affluenza alle urne si è attestata attorno al 57%. Un dato storicamente basso, sebbene in leggero rialzo rispetto al crollo registrato nel 2020, quando si votò in piena pandemia. Questo clima di disaffezione non ha però favorito i movimenti di rottura. Contrariamente a quanto suggerito dal primo turno, la crescita del Rassemblement National e delle formazioni più radicali sembra aver subito un rallentamento nei ballottaggi decisivi, almeno in termini di conquista delle roccaforti urbane.
Per Marine Le Pen e Jordan Bardella, la serata del 22 marzo porta con sé una lettura ambivalente. Da un lato, c’è la delusione per le grandi occasioni mancate: a Marsiglia, come a Tolone, dove la portavoce Laure Lavalette è stata sconfitta nonostante fosse partita in vantaggio nel primo turno, e a Nîmes, dove Julien Sanchez non è riuscito a strappare la città alla sinistra. Dall’altro, c’è però la conferma di una strategia di lungo respiro, quella dell’impianto locale, che sta dando frutti nei centri minori. Il partito di Le Pen può vantare la conquista di città come Carcassonne, Castres o Agde, dimostrando di aver raddoppiato la propria presenza capillare in quei territori dove la disillusione verso la politica tradizionale è più profonda.
Il puzzle della destra e l’eccezione Nizza
Mentre a Parigi Rachida Dati incassava una sconfitta che riporta la destra “classica” all’opposizione nella capitale, in altre zone del paese Les Républicains hanno potuto festeggiare successi significativi. Clermont-Ferrand, storica roccaforte socialista, passa al centrodestra dopo ottant’anni, così come Besançon e Limoges, a dimostrazione che il partito di Bruno Retailleau mantiene una solida presa sulla cosiddetta “Francia periferica”.
Ma la vera eccezione, quella che rompe lo schema delle grandi città alla sinistra, si trova a Nizza. Qui, il risultato più eclatante e foriero di futuri equilibri è la vittoria di Éric Ciotti. Il leader dell’UDR, sostenuto apertamente dal Rassemblement National, ha conquistato il municipio della quinta città francese, infliggendo una sconfitta pesante al sindaco uscente Christian Estrosi e spiazzando gli equilibri interni alla coalizione di centrodestra. Un successo che, pur nella sua specificità locale, testimonia la porosità dei confini tra destra tradizionale e destra radicale in alcune porzioni del territorio nazionale, in vista delle scadenze politiche più importanti che attendono la Francia nel prossimo anno.




