Scarcerato il boss Giuseppe Corona
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Redazione Interno
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La recente scarcerazione di Giuseppe Corona, noto come il "re delle scommesse" all'Ippodromo di Palermo, ha suscitato un acceso dibattito. Condannato in appello a 15 anni e due mesi per associazione mafiosa e riciclaggio, Corona è stato liberato a causa della decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. La decisione della terza sezione della Corte d'appello di Palermo, che ha disposto la scarcerazione, è stata resa possibile dal fatto che la sentenza del 27 marzo scorso non è ancora stata depositata.
Gli avvocati della difesa, Antonio Turrisi e Giovanni La Bua, hanno sottolineato che i giudici non hanno alcuna responsabilità in questa vicenda, criticando chi strumentalizza la situazione per accusare chi non può rilasciare interviste. La scarcerazione di Corona, tuttavia, non è un caso isolato: poco più di una settimana fa, altri nove boss trapanesi, fedelissimi di Matteo Messina Denaro, sono stati liberati per decorrenza dei termini.
La vicenda di Corona, accusato anche di intestazione fittizia e coinvolto probabilmente in traffici di droga, mette in luce le problematiche legate alla lentezza della giustizia italiana. La mafia, infatti, trae vantaggio dagli errori, dai cavilli e dalle lungaggini del sistema giudiziario. Il messaggio inviato questa mattina da Live Sicilia è chiaro: lo Stato non può permettersi di scarcerare altri mafiosi, soprattutto quando si tratta di figure di spicco come Corona.
Il centrodestra ha reagito con indignazione, definendo la vicenda "scandalosa" e criticando l'inerzia dei giudici. Tuttavia, gli avvocati della difesa ribadiscono che la responsabilità non può essere attribuita ai magistrati, ma piuttosto alle inefficienze del sistema giudiziario che permettono tali situazioni.




