Beretta e le armi della Curva Nord Inter: il Kalashnikov acquistato al ristorante
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Redazione Interno
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Andrea Beretta, ex capo ultrà dell’Inter e oggi collaboratore di giustizia, ha raccontato agli inquirenti di aver acquistato armi da un ristoratore di Cassina de’ Pecchi, indicando anche un Kalashnikov, bombe a mano e altri dispositivi finiti al centro dell’inchiesta. Le dichiarazioni hanno portato all’arresto del presunto fornitore, un uomo di 49 anni accusato di aver avuto un ruolo nella disponibilità dell’arsenale.
Il racconto di Beretta agli investigatori sulle armi
Nel corso degli interrogatori davanti al pm Paolo Storari e agli investigatori della Squadra mobile, Beretta ha descritto i contatti con il ristoratore, spiegando che gli incontri avvenivano anche durante pranzi di lavoro nel locale di Cassina de’ Pecchi. Secondo il racconto del collaboratore, in quel contesto sarebbero stati concordati gli acquisti di alcuni ordigni e armi da fuoco, tra cui una pistola e un fucile d’assalto.
La vicenda si inserisce nel quadro delle indagini che hanno coinvolto la gestione della Curva Nord interista, gli affari con gruppi legati alla tifoseria del Milan e gli episodi di sangue che hanno riguardato Vittorio Boiocchi e Antonio Bellocco. Dopo l’uccisione di Bellocco, avvenuta il 4 settembre 2024 a Cernusco sul Naviglio, Beretta ha scelto la collaborazione con la magistratura e ha iniziato a fornire elementi sulle dinamiche interne al gruppo.
L’agenda con la sigla C4 e la paura di essere eliminato
Tra gli elementi raccontati agli investigatori c’è anche un appunto scritto su un’agenda nell’estate del 2024, quando all’interno del gruppo dirigente della Curva Nord interista la tensione era molto alta. Alla data del 20 giugno compariva la sigla “C4”, che Beretta ha poi spiegato essere un modo per indicare le bombe senza scrivere esplicitamente il termine.
Secondo la ricostruzione emersa dagli interrogatori, in quel periodo l’ex capo ultrà riteneva di essere in pericolo e aveva iniziato a procurarsi strumenti di difesa. Le armi recuperate successivamente comprendevano quattro fucili risultati rubati, una pistola, un Kalashnikov, un fucile a pompa, una mitraglietta Uzi, tre granate e centinaia di proiettili.
Il sequestro dell’arsenale e il ruolo del presunto fornitore
Parte del materiale era stata trovata in un box di Cambiago gestito da Christian Ferrario, arrestato nel corso dell’operazione del 22 novembre. Oltre alle armi, gli investigatori hanno sequestrato anche altri oggetti come pettorine della Polizia, un lampeggiante, una paletta, puntatori laser e giubbotti antiproiettile.
Le dichiarazioni di Beretta hanno consentito agli investigatori di ricostruire i canali attraverso cui sarebbero state reperite le armi e di individuare il presunto intermediario. Il ristoratore di Cassina de’ Pecchi, secondo l’accusa, avrebbe fornito alcuni degli strumenti descritti dall’ex ultrà durante gli interrogatori.
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