Oceania live action, il trailer tra nostalgia e polemiche sul look di Dwayne Johnson
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A dieci anni di distanza dall’uscita del classico animato che ha incantato il pubblico mondiale, la Disney si appresta a riportare sul grande schermo le onde del Pacifico con Oceania in versione live action, un’operazione che punta a emozionare tanto i fan storici quanto le nuove generazioni. Sarà il 19 agosto 2026, data segnata in rosso sul calendario degli appassionati, quando il film diretto da Thomas Kail, regista già vincitore di Emmy e Tony Award per Hamilton, farà il suo ingresso nelle sale italiane. La macchina promozionale si è messa in moto lo scorso 23 marzo, con la diffusione del nuovo trailer e del poster ufficiale che hanno finalmente svelato l’aspetto dei protagonisti in carne e ossa, offrendo un assaggio concreto di un progetto che si annuncia tra i più ambiziosi del genere.
Al centro di questa trasposizione, che cerca di mantenere intatta la magia dell’originale candidato all’Oscar, troviamo un’inedita coppia: Catherine Lagaʻaia, giovane attrice chiamata a indossare i panni della coraggiosa Vaiana, e Dwayne Johnson, che torna a vestire quelli del semidio Maui. Per Johnson, si tratta di una continuità unica nel panorama dei remake: dopo aver prestato la voce al personaggio nel film del 2016 e nel sequel del 2024, ora ne interpreta la versione fisica, un passaggio che gli consente di incarnare ancora più profondamente un ruolo che sente profondamente legato alle proprie origini polinesiane. La produzione, che vede lo stesso Johnson affiancato da nomi come Lin-Manuel Miranda e Auliʻi Cravalho (voce originale di Vaiana) tra i produttori esecutivi, ha fatto della rappresentazione culturale un punto fermo, con un Cultural Trust che ha supervisionato le scelte per garantire autenticità alla rappresentazione delle isole del Pacifico.
Tuttavia, l’impatto visivo del nuovo trailer non ha tardato a generare un acceso dibattito, concentrato in particolare sull’estetica del semidio Maui. Se da un lato la scelta di riproporre Johnson – attore di origini samoane – è stata accolta come un tributo alla cultura rappresentata, dall’altro la sua caratterizzazione ha diviso il pubblico. Il look, che prevede una parrucca di riccioli neri e un importante lavoro di protesi, è stato etichettato da alcuni spettatori come “cringe” o “malriuscito”, con critiche che hanno preso di mira quella che definiscono una somiglianza distante dall’energia spensierata e dalla giovinezza del personaggio animato. A fare da contraltare a queste polemiche arriva la spiegazione del regista Thomas Kail, il quale ha rivelato che la celebre parrucca, utilizzata nelle riprese in acqua, arriva a pesare sette chili in più quando satura d’acqua, mentre Johnson ha raccontato la difficoltà di interpretare il ruolo con addosso circa diciotto chili tra protesi e costumi, una sfida fisica che ha reso estenuante la lavorazione sul set.
La sfida del doppiaggio italiano tra continuità e trasformazione
Un altro elemento di continuità, fondamentale per il mercato italiano, riguarda la colonna sonora e il doppiaggio. La Disney, forte del successo personale ottenuto dal vocalist nel primo capitolo, ha scelto di riconfermare Fabrizio Vidale come voce italiana di Maui. Si tratta di una scelta quasi obbligata, data la storica associazione tra l’attore vocale e il carisma del semidio, ma che presenta una novità tecnica non indifferente: per la prima volta, Vidale si trova a dover “incollare” la propria voce sul volto reale di Dwayne Johnson, un adattamento che richiede una sintonia diversa rispetto al semplice doppiaggio di un’animazione. Questa operazione, che mira a preservare l’identità sonora del personaggio amata dal pubblico italiano, si inserisce in un contesto di produzione musicale che vede il ritorno di Lin-Manuel Miranda, Opetaia Foaʻi e Mark Mancina, autori dei brani originali che avevano contribuito al successo planetario della pellicola.
Reazioni contrastanti e impatto culturale del progetto
Le reazioni suscitate dal trailer non si sono limitate all’estetica; si è aperta anche una riflessione più profonda sulla credibilità dell’interpretazione. Secondo alcuni commentatori, il fatto che Dwayne Johnson abbia 53 anni renderebbe meno plausibile la dinamica tra il semidio e la giovane Vaiana, alterando quella percezione di contemporaneità e complicità che caratterizzava il rapporto nel cartone animato. Al di là delle critiche, che sui social media hanno assunto toni talvolta ironici, il progetto rappresenta per Johnson un impegno totale. L’attore ha più volte sottolineato il peso emotivo e culturale di interpretare Maui, un personaggio ispirato alla mitologia polinesiana, paragonando questa esperienza a un omaggio al suo defunto nonno e alla resilienza di un popolo di navigatori e guerrieri la cui storia è stata segnata dalla perdita della lingua e delle terre.
Il regista Thomas Kail, intervistato in merito all’operazione, ha difeso la scelta del live action come un modo per rendere la storia più concreta e radicata. Rispetto all’animazione, ha spiegato, la presenza fisica degli attori – i corpi, i volti reali che portano con sé un vissuto – offre una risonanza emotiva diversa, trasformando il set in un villaggio vivo dove il legame con gli antenati diventa quasi tangibile. Mentre l’uscita del film si avvicina, con il 19 agosto come data fatidica per il debutto nelle sale italiane, il dibattito tra chi rimpiange la purezza del disegno animato e chi invece apprezza lo sforzo di questa nuova trasposizione destinata a durare nel tempo continua a infiammare il web.




