Serie A, Simonelli: «Ora la palla a Malagò. Il 20 aprile gli illustreremo il nostro progetto»
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Redazione Sport
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La Lega di Serie A ha compiuto un passo netto, nella direzione di una regia federale che sembra ormai tracciata, consegnando a Giovanni Malagò – già lungamente alla guida del Coni – la propria investitura per la poltrona della Federcalcio. A renderlo noto, nel corso di un’assemblea tenutasi a Milano, è stato il presidente della Lega, Ezio Maria Simonelli, il quale ha parlato di fronte ai cronisti con il piglio di chi non ha più dubbi: diciotto club su venti hanno sottoscritto la candidatura di Malagò, un numero che, tradotto in percentuale, vale il 18% dei voti complessivi in seno alla Federazione. «Da questo momento – ha spiegato Simonelli – Malagò ha ottenuto l’accredito della candidatura da parte di una componente federale».
Le due eccezioni e il metodo conteso
Non hanno però aderito tutte le società, e l’eccezione – che pure non scalfisce la solidità dell’operazione – merita di essere registrata con precisione. Le due che non hanno firmato sono Lazio e Verona, un’astensione che, secondo la ricostruzione offerta dallo stesso Simonelli, non andrebbe letta come un giudizio negativo sulla figura di Malagò. Anzi, la premessa è quasi obbligata: tutti riconoscono in lui, a quanto pare, una delle persone più autorevoli nel panorama sportivo italiano. Il dissenso, piuttosto, è stato di metodo, perché chi ha scelto di non sottoscrivere riteneva di dover prima discutere i programmi e solo dopo individuare la persona. Una questione, insomma, di procedura più che di fiducia, che tuttavia non ha impedito alla stragrande maggioranza dei club di spingere per una candidatura già confezionata.
La palla passa a Malagò, con scadenze già fissate
A questo punto, come ha ribadito Simonelli, «la palla è in mano a Malagò», il quale dovrà fare le sue verifiche e, solo dopo averle concluse, formalizzare la propria corsa alla presidenza. L’incoronazione vera e propria, se così si può chiamare, è prevista per il 22 giugno, quando l’assemblea federale si esprimerà in via definitiva. Le candidature, va ricordato, potranno essere depositate fino al 13 maggio, e il tempo dunque non stringe più di tanto. Ma il segnale politico, per chi conosce i meccanismi del potere calcistico, è inequivocabile: la Serie A ha indicato una direzione, e lo ha fatto con un margine schiacciante.
L’appuntamento del 20 aprile e la verifica attesa
Simonelli ha poi aggiunto un dettaglio cronologico non secondario, utile a scandire i passaggi che verranno. Il 20 aprile, ha spiegato, gli verrà illustrato il progetto nel dettaglio: una sorta di presentazione ufficiosa dei programmi, quella stessa discussione che Lazio e Verona avrebbero voluto anticipare alla scelta del nome. Ora però il percorso è invertito, e toccherà a Malagò prendersi la scena, fare le sue verifiche – verosimilmente anche sulla tenuta di un consenso che, per quanto ampio, non è stato totale – e poi, solo poi, sciogliere ogni riserva. La federazione, nel frattempo, resta in attesa di un successore per Gravina, e il futuro della Nazionale, in questo gioco di poltrone e alleanze, finisce inevitabilmente per dipendere dalla soluzione che verrà trovata.




