Fregene, l’autopsia conferma: Stefania Camboni uccisa con venti coltellate, quattro mortali
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Redazione Interno
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Stefania Camboni, la 59enne massacrata nel sonno nella sua abitazione a Fregene, è stata trafitta da almeno venti coltellate, alcune delle quali – dirette al cuore e alla gola – così violente da provocarne il decesso per emorragia. I risultati dell’autopsia, eseguita questa mattina all’istituto di medicina legale, non lasciano dubbi sulla ferocia dell’aggressione, avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 maggio nel villino dove la vittima viveva.
La lama utilizzata, come accertato dai periti, era larga circa quattro centimetri e particolarmente affilata, considerata la profondità dei tagli, alcuni dei quali mostrano segni di difesa, a indicare un tentativo di reagire nonostante l’improvvisità dell’attacco. Le analisi tossicologiche, i cui esiti saranno disponibili entro novanta giorni, potranno chiarire ulteriori dettagli, ma già ora i rilievi confermano che la morte è stata istantanea, causata dai colpi più cruenti.
In carcere a Civitavecchia, in attesa dell’interrogatorio di garanzia previsto per lunedì, è rinchiusa Giada Crescenzi, la nuora della vittima. Alla 31enne, fermata poche ore dopo il delitto, sono state contestate le aggravanti dell’omicidio con minorata difesa – data la vulnerabilità della donna, sorpresa nel sonno – e dell’abuso dei rapporti domestici e di ospitalità. Un quadro che, se confermato, delineerebbe un movente legato a dinamiche familiari ancora da chiarire.
Quello che emerge dalle indagini, tuttavia, è un quadro di violenza inaudita, con una escalation di ferite che non lascia spazio a dubbi sulla volontà di uccidere. La profondità dei tagli, unita alla localizzazione delle lesioni più letali, suggerisce un’azione rapida e brutale, priva di esitazioni. La Crescenzi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe agito da sola, senza che al momento siano emersi indizi di complici.




