Scontri tra migranti a Ceuta, la polizia spara in aria: caos e tensione davanti al centro di accoglienza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mattinata di alta tensione a Ceuta, dove la gestione dell'emergenza migratoria è tornata a trasformarsi in un problema di ordine pubblico. Nel quartiere di Loma Colmenar, davanti a una delle strutture temporanee allestite dal governo spagnolo per accogliere le persone rimaste per settimane in strada, sono scoppiati scontri tra migranti che si affollavano per entrare nel centro di accoglienza, e per riportare la situazione sotto controllo la Policía Nacional ha fatto ricorso anche a colpi di arma da fuoco esplosi in aria a scopo dissuasivo.

L'episodio, destinato a fare il giro della stampa internazionale, arriva a distanza di circa un mese dal grande afflusso che aveva già messo in ginocchio l'exclave spagnola, restituendo l'immagine di una crisi che non accenna a esaurirsi e che anzi sembra radicalizzarsi giorno dopo giorno, con i residenti e i migranti ormai allo stremo delle forze.

La polizia spara in aria e il caos torna a dominare la scena

Secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, la rissa è scoppiata improvvisamente tra gruppi di giovani migranti, in gran parte subsahariani, che da settimane vivono in condizioni di sovraffollamento e precarietà assoluta, in attesa di una sistemazione dignitosa che tarda ad arrivare. La tensione accumulata, alimentata dalla calura estiva e dalla promessa di una soluzione che il governo centrale fatica a concretizzare, è esplosa davanti ai cancelli della struttura temporanea di Loma Colmenar, trasformando la coda per il vitto e l'alloggio in un focolaio di violenza.

Gli agenti, accorsi in massa per sedare la rissa, hanno prima tentato di disperdere la folla con i manganelli e i getti d'acqua, ma di fronte alla resistenza opposta dai contendenti e al rischio che la situazione degenerasse in una strage, hanno deciso di esplodere alcuni colpi in aria, un gesto che ha sortito immediatamente l'effetto sperato, riportando una parvenza di calma ma lasciando intatto il problema di fondo.

Il governo Sanchez tra promesse e polemiche

L'immagine degli agenti che sparano per disperdere i migranti rappresenta il termometro di una crisi politica e sociale che il premier Pedro Sanchez, tornato dalle controverse vacanze estive, sta cercando di governare su più fronti, muovendosi con destrezza tra le accuse incrociate e le richieste di aiuto all'Europa.

Sanchez ha difeso pubblicamente il Marocco, definendolo un partner essenziale per la gestione dei flussi migratori, e ha puntato il dito contro la disinformazione che, a suo dire, alimenterebbe il caos, attribuendo a Russia e Israele la responsabilità di campagne mediatiche mirate a destabilizzare la regione e a mettere in difficoltà il governo di Madrid.

Sul piano pratico, il premier ha annunciato la creazione di seimila nuovi posti di accoglienza per far fronte all'emergenza e ha invocato una maggiore solidarietà da parte degli altri Paesi dell'Unione Europea, che però guardano con sempre maggiore apprensione a quanto accade nello Stretto di Gibilterra.

La situazione sul campo e la voce dei residenti

Jennifer Zuppiroli, specialista di politiche sull'infanzia in movimento per Save the Children Spagna, ha visitato Ceuta nei giorni immediatamente successivi al grande afflusso per gettare le basi di un intervento a favore dei minori non accompagnati, una delle categorie più esposte e vulnerabili in questo contesto di emergenza umanitaria.

La situazione che ha trovato sul posto è quella di una città spaccata in due, con i residenti che manifestano apertamente il loro malcontento e i migranti che dormono all'addiaccio in attesa di una risposta che non arriva, mentre le organizzazioni umanitarie cercano di tamponare le ferite più gravi con risorse del tutto insufficienti.

Nel frattempo, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, giunto in città per verificare di persona lo stato dei fatti, ha ribadito la necessità di mantenere la sospensione degli accordi di Schengen finché la crisi non verrà risolta, definendo insostenibile la situazione che ha sotto gli occhi e auspicando un intervento deciso da parte delle istituzioni europee.

Minori soli e accoglienza al collo

Il problema dei minori non accompagnati resta il tassello più drammatico di un mosaico già di per sé complesso, con decine di ragazzi che vagano per le strade di Ceuta senza alcuna protezione e con il rischio concreto che finiscano nelle maglie della criminalità organizzata o che vengano rispediti in Marocco senza alcuna valutazione della loro situazione personale.

Save the Children, da parte sua, sta cercando di portare avanti un progetto di supporto psicologico e legale per garantire che i diritti fondamentali di questi ragazzi vengano rispettati, ma le difficoltà burocratiche e la carenza di fondi rischiano di vanificare qualsiasi sforzo. A Ceuta sono stati aperti due nuovi centri di accoglienza, ma la capienza è già stata superata e la tensione tra gli ospiti e la popolazione locale è palpabile, con episodi di intolleranza che si moltiplicano e con le forze dell'ordine costantemente in stato di allerta per prevenire nuovi scontri.

La crisi migratoria a Ceuta, insomma, non accenna a risolversi e rischia di trasformarsi in una ferita aperta per la politica estera spagnola e per l'intero sistema di gestione delle frontiere europee, messo a dura prova da flussi che nessuno sembra in grado di controllare. Il governo Sanchez, pressato dalle opposizioni e dai partner europei, si trova a dover camminare sul filo del rasoio tra la difesa dei diritti umani e le esigenze di ordine pubblico, in un equilibrio che appare sempre più precario e che potrebbe riservare ulteriori sorprese nelle prossime settimane.

La polizia, intanto, continua a presidiare le zone calde della città con un dispiegamento di forze senza precedenti, mentre i migranti continuano ad arrivare, spinti dalla disperazione e dalla speranza di una vita migliore, alimentando un circolo vizioso di cui sembra difficile intravedere la fine.

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