Magistrati freddi sulle correzioni alla riforma, governo cerca una breccia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’adesione allo sciopero dei magistrati contro la riforma costituzionale che separa le carriere dei pubblici ministeri da quelle dei giudici ha raggiunto una percentuale record, attestandosi intorno all’ottanta per cento. Un dato che, secondo l’Associazione nazionale magistrati (Anm), rappresenta un “esercizio di democrazia di cui essere orgogliosi”. Tuttavia, nonostante l’ampia partecipazione, il clima tra i magistrati rimane freddo, mentre il governo cerca di aprire un varco nel fronte opposto, in vista dell’incontro di mercoledì prossimo con la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Lo sciopero, che ha paralizzato gran parte dell’attività giudiziaria, non è stato motivato da rivendicazioni di carattere sindacale o economico, ma da una questione di principio. La separazione delle carriere, infatti, non modifica direttamente le condizioni lavorative dei magistrati, né introduce cambiamenti immediati nel funzionamento della giustizia. Si tratta, piuttosto, di una scelta che tocca il cuore del sistema giudiziario, con implicazioni che vanno ben oltre gli interessi individuali. Non a caso, molti magistrati hanno aderito formalmente allo sciopero, subendo la ritenuta salariale, pur continuando di fatto a lavorare, consapevoli della delicatezza del loro ruolo.

Intanto, il Tg1 ha suscitato polemiche per aver presentato lo sciopero come una semplice “tesi di parte”, omettendo di informare i telespettatori sulla percentuale record di adesioni. Una scelta che ha portato alla protesta del Comitato di redazione (Cdr) e dell’Usigrai, i quali hanno denunciato un tentativo di minimizzare un evento di portata storica. La questione mediatica si è intrecciata con le dichiarazioni di Edmondo Bruti Liberati, ex presidente dell’Anm, che in un’intervista a L’Aria Che Tira su La7 ha espresso apprezzamento per le parole della ministra del Turismo Daniela Santanchè. “Lo dico in modo più che serio”, ha affermato Bruti Liberati, sottolineando come la ministra abbia riportato “nei termini corretti il rapporto tra politica e giustizia”.

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