Il Tesoro riparte dal Btp Valore, dal 2 al 6 marzo la nuova emissione con cedole step-up e premio fedeltà allo 0,8%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ufficializzato ieri il ritorno sul mercato del Btp Valore, lo strumento pensato per i risparmiatori individuali e arrivato ormai alla sua settima edizione, e lo farà con una finestra di collocamento che andrà da lunedì 2 a venerdì 6 marzo, salvo la possibilità, sempre contemplata in questi casi, di una chiusura anticipata qualora la domanda dovesse esaurire in tempi più rapidi l’offerta prevista. La nuova emissione, che si inserisce in un contesto economico in cui la Banca Centrale Europea prosegue nella sua graduale revisione della politica monetaria, presenta caratteristiche ormai collaudate e ben note al pubblico, con una durata complessiva che torna a essere di sei anni e una struttura cedolare che si articola secondo il meccanismo definito “step-up”, il quale prevede una crescita progressiva del rendimento nel corso del tempo e che, per l’occasione, sarà ripartita in tre finestre biennali -2 -8.

Viene confermato, per chi sottoscriverà il Titolo nei giorni del collocamento e avrà la pazienza e la costanza di custodirlo in portafoglio fino alla sua naturale scadenza, anche il cosiddetto premio fedeltà, un extra una tantum fissato nella misura dello 0,8% del capitale nominale investito; un incentivo, quest’ultimo, che va ad aggiungersi al flusso delle cedole trimestrali e che mira a premiare la tenuta dell’investimento, disincentivando vendite anticipate che esporrebbero il risparmiatore alle fluttuazioni del mercato secondario -2 -5.

L’attesa per i tassi minimi e le modalità di sottoscrizione senza oneri

I risparmiatori che desiderano valutare la convenienza dell’operazione dovranno però attendere ancora qualche giorno, poiché i tassi minimi garantiti per i tre periodi – i primi due anni, i due successivi e l’ultimo biennio – verranno comunicati ufficialmente dal Tesoro solo venerdì 27 febbraio, contestualmente all’assegnazione del codice ISIN che contraddistinguerà questa specifica tranche; a collocamento ultimato, quei tassi potranno essere al massimo confermati, ma anche ritoccati al rialzo qualora le condizioni del mercato dovessero rivelarsi più favorevoli del previsto, mentre è esclusa a priori la possibilità di una riduzione degli stessi -4 -7.

La meccanica di adesione rimane la medesima delle precedenti occasioni: l’investimento minimo resta fissato a mille euro, con la certezza per il richiedente di vedersi assegnato l’intero ammontare richiesto, e l’acquisto avverrà alla pari, dunque senza quei sovrapprezzi o scarti che caratterizzano la normale negoziazione sul mercato secondario -5 -10. Fondamentale, per i piccoli investitori, è la conferma dell’assenza di commissioni a carico del sottoscrittore durante la fase di collocamento, un vantaggio non trascurabile che rende il Btp Valore uno strumento particolarmente accessibile anche per chi non ha familiarità con i meccanismi del trading online e preferisce recarsi allo sportello bancario o all’ufficio postale, fermo restando che eventuali spese di tenuta del conto titoli, laddove previste e concordate con il proprio intermediario, rimangono invece a carico del cliente -2 -8.

Le stime degli analisti sul rendimento e il confronto con le alternative

Se il dato ufficiale mancherà ancora per qualche settimana, gli analisti finanziari hanno già cominciato a interrogarsi sulla forbice entro cui potrebbe attestarsi il rendimento effettivo del nuovo titolo, provando a tracciare alcune ipotesi sulla base dell’attuale curva dei rendimenti dei Btp tradizionali con scadenza analoga. Luigi Pedone, research specialist di Banca Finint, interpellato in merito, ha ricordato come il Btp con scadenza marzo 2032 esprima al momento un rendimento intorno al 2,80%, e come sulle precedenti emissioni il Tesoro abbia concesso un premio aggiuntivo compreso tra i dieci e i venti punti base rispetto al benchmark di mercato; di conseguenza, per questa nuova tranche di marzo, ci si potrebbe ragionevolmente attendere un rendimento complessivo oscillante tra il 2,90% e il 3%, soglia oltre la quale, a suo giudizio, l’offerta perderebbe di appetibilità -4.

Rocco Probo, analista di Consultique Scf, si è spinto a ipotizzare una possibile struttura cedolare coerente con un rendimento finale attorno al 3%, che potrebbe tradursi in un tasso del 2,5% nei primi due anni, seguito da un 3% per il biennio centrale e da un più sostanzioso 3,5% nell’ultimo biennio, mentre Matteo Cadei, consulente finanziario indipendente di Aegis Scf, ha voluto puntualizzare come il rendimento stimato includa al suo interno anche il premio fedeltà finale dello 0,8%, il quale, essendo percepito solo alla scadenza e a patto di non aver mai venduto il titolo, rappresenta un elemento di cui tenere conto nella pianificazione finanziaria, ma che non deve trarre in inganno chi dovesse avere necessità di liquidità anticipate -4 -9.

I vantaggi fiscali e l’importanza di un orizzonte temporale definito

Sul fronte del trattamento fiscale, il nuovo Btp Valore conferma tutte le agevolazioni proprie dei titoli di Stato, a partire dall’aliquota ridotta al 12,5% sugli interessi e sul premio fedeltà, che sostituisce la più gravosa imposizione del 26% prevista per la maggior parte degli altri strumenti finanziari; a ciò si aggiungono l’esenzione dall’imposta di successione, un aspetto non secondario per chi intenda destinare i propri risparmi ai discendenti, e l’esclusione dal calcolo dell’Isee, fino al limite di cinquantamila euro investiti, che consente di non peggiorare gli indicatori necessari per l’accesso a prestazioni sociali agevolate -2 -6.

Al di là dei pur rilevanti vantaggi fiscali e della semplicità di sottoscrizione, chi si appresta a investire in questo titolo deve avere ben chiaro che la convenienza dell’operazione è strettamente legata al proprio orizzonte temporale e alla capacità di mantenere il capitale impegnato per l’intera durata; come sottolineato da più parti, il Btp Valore è pensato per chi ha liquidità ferma su conti correnti poco remunerati e desidera ottenere un rendimento progressivo e prevedibile, ma risulta meno indicato per chi prevede di dover smobilizzare prima dei sei anni, dovendo in tal caso fare i conti con le inevitabili oscillazioni di prezzo che potrebbero ridurre, talvolta in misura sensibile, il guadagno finale atteso -3 -6.

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