Bisseck si racconta: l'Inter, l'incubo Monaco e la chiamata di Klopp
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Redazione Sport
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Yann Bisseck si è raccontato a cuore aperto nel corso di una lunga intervista al podcast Football Finance, ripercorrendo le tappe principali della sua carriera e svelando alcuni retroscena inediti. Il difensore tedesco dell'Inter, reduce da un avvio di stagione da protagonista in nerazzurro, ha affrontato diversi temi: dall'arrivo a Milano alla delusione per la finale di Champions League, fino alla recente convocazione in nazionale maggiore da parte di Jürgen Klopp.
L'arrivo all'Inter e il salto dalla Danimarca
Il racconto di Bisseck parte da lontano, precisamente dal momento in cui l'Inter si è fatta avanti concretamente per portarlo in Italia. Il difensore ha ammesso di aver inizialmente faticato a credere all'interesse del club nerazzurro: «Ero molto concentrato su un possibile trasferimento in Bundesliga, l'Eintracht Francoforte era un'opzione concreta». Poi, però, la chiamata dell'Inter ha cambiato tutto: «Quando chiama l'Inter, ascolti per forza». Bisseck ha ricordato con ironia il momento in cui ha letto delle voci che lo accostavano al Manchester City: «Certo, vado dall'Aarhus al City!».
La svolta è arrivata quando ha potuto parlare direttamente con i dirigenti interisti: «Ok, fatemi parlare al telefono con i dirigenti dell'Inter e ci crederò».
La finale di Monaco e l'incubo vissuto in prima persona
Uno dei momenti più dolorosi della carriera di Bisseck è senza dubbio la finale di Champions League persa contro il Paris Saint-Germain. Il difensore ha definito quell'esperienza con una sola parola: «Incubo». Bisseck ha raccontato di essere entrato in campo nella ripresa, sul risultato di 2-0 per i parigini, con la ferma intenzione di ribaltare la partita: «Giuro che questa partita la ribalto da solo!». Poco dopo, però, è arrivata la doccia fredda: «Ho sentito quella fitta alla coscia... A bordo campo i fisioterapisti scuotevano la testa».
Il momento più straziante è stato attraversare il campo per uscire, passando sotto gli spalti dove si trovavano i suoi familiari: «Non potevo guardarli, perché se avessi incrociato lo sguardo di mia madre o di mia sorella sarei scoppiato a piangere».
L'errore al Bernabéu e il consiglio di David Nielsen
Bisseck si è soffermato anche sulla sconfitta in Champions League contro il Real Madrid al Santiago Bernabéu, stadio che affrontava per la prima volta in carriera. Il difensore ha spiegato di aver commesso un errore che ha permesso alle Merengues di passare in vantaggio, ma di aver gestito il momento grazie a un insegnamento ricevuto dal suo primo allenatore in Danimarca, David Nielsen: «Se in campo commetti un errore, dà la colpa a qualcos'altro».
Bisseck ha applicato alla lettera quel consiglio: «Così ho guardato un attimo a terra, dando la colpa ai tacchetti che si erano incastrati nell'erba del Bernabéu». Nonostante l'episodio, il tedesco ha sottolineato come l'Inter abbia disputato una buona partita, pagando a caro prezzo due disattenzioni contro un avversario che non perdona.
La chiamata di Klopp e il ritorno in nazionale
Un altro capitolo importante dell'intervista riguarda la convocazione in nazionale maggiore da parte di Jürgen Klopp. Bisseck ha raccontato l'episodio con dovizia di particolari: «Ero all'allenamento e appena finito ho guardato il telefono, notando un numero tedesco non salvato». Controllando su WhatsApp, dove compare sempre il nome, c'era scritto semplicemente «Jürgen». Il difensore ha richiamato il commissario tecnico il giorno successivo, ricevendo la bella notizia.
«Devo dire che mi ha fatto subito un'ottima impressione e spero di avergli fatto lo stesso effetto! Ma dovreste chiederlo a lui», ha aggiunto con una punta di ironia. Per Bisseck si tratta di un riconoscimento importante dopo una stagione vissuta da protagonista con la maglia dell'Inter, coronata da un gol e un assist in cinque presenze complessive tra campionato e Champions League.
Il rapporto con i compagni e la mentalità nerazzurra
Bisseck ha voluto spendere parole importanti anche sul suo ambientamento nello spogliatoio dell'Inter, ricordando come le grandi stelle della squadra lo abbiano accolto fin dal primo giorno senza alcuna presunzione: «Ti fai sentire subito a casa». Il difensore ha sottolineato l'importanza della personalità in un contesto di altissimo livello, spiegando che quando si arriva da sconosciuti in uno spogliatoio di quel calibro serve carattere per non essere sopraffatti. Un aspetto, questo, che Bisseck ha sempre considerato fondamentale nel suo percorso di crescita personale e professionale.
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