La madre di Cristiano Giamporcaro: “Strappato da una bravata, quel gommone sfrecciava a Lampedusa”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Marina Castiglione non riesce a liberarsi dall'immagine di quel gommone che sfreccia davanti a Punta Sottile, a Lampedusa, e di suo figlio Cristiano Daniele Giamporcaro, 29 anni, sott'acqua con la boa di segnalazione, travolto dalle eliche mentre era impegnato in un'immersione. La madre del giovane regista, in una intervista al Corriere della Sera, ripercorre quelle ore nella casa di campagna, a due passi da Caltanissetta, dove è tornata con il marito Ruben Giamporcaro e la figlia Costanza, in attesa che l'autopsia chiarisca le cause della morte.

«Siamo inabissati in un mare di dolore», ha dichiarato, descrivendo lo stato d'animo di una famiglia che si trova a fare i conti con un lutto assurdo e improvviso, consumatosi in acque che quel ragazzo conosceva fin da bambino.

La dinamica dell'incidente e le prime indagini

Sabato sera, a poche decine di metri dalla riva, Cristiano stava svolgendo un'immersione come tante altre, munito di boa di segnalazione come previsto dalle norme di sicurezza. Un gommone con un motore da 250 cavalli lo ha travolto, e l'urto con le eliche gli è stato fatale. Il giovane sub, che frequentava il mare da quando aveva otto anni, è morto dissanguato a causa delle ferite riportate, con un braccio spezzato e il corpo martoriato.

La procura di Agrigento ha emesso un avviso di accertamenti tecnici non ripetibili nei confronti della coppia di Roma proprietaria dell'imbarcazione, un uomo di 72 anni e una donna di 69, già ascoltati dagli inquirenti nelle ore successive all'incidente e ora indagati per omicidio nautico. L'autopsia, in programma nel pomeriggio all'ospedale San Giovanni Di Dio di Agrigento, servirà a chiarire con esattezza le dinamiche e le responsabilità, mentre gli investigatori cercano di ricostruire i minuti precedenti allo schianto.

La ricostruzione della madre e la rabbia per la leggerezza altrui

«Quei due sfrecciavano, è stata una bravata», ha detto Marina Castiglione, riferendosi ai due indagati, che inizialmente erano stati indicati come milanesi ma che in realtà sono residenti a Roma. La madre ha voluto sottolineare come suo figlio fosse un ragazzo scrupoloso, sempre attento a mantenersi vicino alla costa, con il palloncino da sub ben visibile a galla, e che non avrebbe mai potuto immaginare di essere travolto da un'imbarcazione che procedeva a velocità sostenuta in un'area tanto prossima alla spiaggia.

«Il mare non è soltanto divertimento», ha aggiunto, lanciando un monito implicito su una certa superficialità con cui, talvolta, vengono condotte le imbarcazioni da diporto, senza la dovuta attenzione per chi pratica attività subacquee in zone segnalate. La coppia di anziani, che secondo quanto emerso non si sarebbe accorta della presenza del sub, dovrà ora rispondere dell'accusa di omicidio nautico, un reato che in Italia ha assunto contorni sempre più definiti alla luce della crescente attenzione verso la sicurezza in mare.

Un futuro spezzato e l'attesa della verità giudiziaria

Cristiano Daniele Giamporcaro aveva 29 anni, una casa appena acquistata, una fidanzata e un sogno nel cassetto che stava per realizzarsi: aveva appena vinto un bando per una sceneggiatura e stava costruendo passo dopo passo il suo futuro nel mondo del cinema. La passione per il mare, che lo accompagnava da quando aveva otto anni, era vissuta con esperienza e prudenza, tanto da rendere ancora più incomprensibile quanto accaduto a Lampedusa.

I genitori, in attesa dei risultati dell'autopsia, hanno espresso la loro devastazione interiore, parlando di un dolore che li ha «inabissati» e di una vita spezzata da quella che hanno definito una bravata, un gesto di leggerezza che ha avuto conseguenze tragiche e irreparabili. L'inchiesta dovrà ora stabilire se vi siano state effettive violazioni delle norme nautiche o se si sia trattato di un tragico incidente, ma la famiglia di Cristiano chiede giustizia e che sia fatta chiarezza su come un giovane uomo, ben visibile e in acque sicure, possa essere stato travolto in un modo tanto violento.

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