Messina di Intesa Sanpaolo bacchetta Meloni e Salvini su banche e assicurazioni
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Redazione Economia
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In un'intervista concessa al Sole 24 Ore, l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha delineato, con un linguaggio per quanto possibile diplomatico ma al tempo stesso fermissimo, la propria posizione riguardo alle recenti iniziative dell'esecutivo in materia di fiscalità per il settore creditizio e assicurativo. Elogiando, da un lato, gli equilibri garantiti dalla finanza pubblica e il rating del debito sovrano, non ha potuto fare a meno di esprimere una netta contrarietà verso le intenzioni di alcuni componenti del governo, che prevedono di colpire ulteriormente gli istituti di credito e le compagnie assicurative. Una presa di posizione che, sebbene articolata con la consueta precisione, non lascia spazio a troppi fraintendimenti circa il disappunto di uno dei principali attori del sistema finanziario nazionale, il quale ha già concordato un contributo cospicuo alle casse dello Stato per il prossimo triennio.
La protesta per la nuova stretta fiscale
Il governo, infatti, si preparerebbe a inasprire il prelievo fiscale straordinario su banche e assicurazioni, una mossa finalizzata a far quadrare i conti della prossima manovra di bilancio. Questa nuova stretta, che si stima possa valere circa un miliardo di euro, si articolerebbe principalmente in due direzioni: un aumento dell'Irap di 2,5 punti, portandola dunque al 2%, che da sola genererebbe ulteriori 600 milioni di gettito, e un incremento delle tasse sull'assicurazione per i conducenti di veicoli, da cui proverrebbero i restanti 400 milioni. Una decisione che, stando alle parole di Messina, arriva senza un previo accordo con il comparto finanziario, il quale aveva già pattuito un versamento di 9,5 miliardi di euro nel triennio, e che per questa ragione viene vissuta come una mancanza di rispetto verso un settore che si considera partner fondamentale per la crescita del Paese.
Il richiamo al "gioco di squadra" per lo sviluppo
Proprio il concetto di collaborazione è stato il fulcro dell'intervento dell'ad, il quale ha più volte sottolineato la necessità di un "gioco di squadra" con le istituzioni, ritenuto indispensabile per accendere i motori dello sviluppo nazionale. Messina ha ribadito con forza il ruolo di "pilastro" e di "ancora imprescindibile" che Intesa Sanpaolo, e con essa l'intero sistema bancario, intendono ricoprire per il futuro economico e sociale dell'Italia. Un ruolo, ha precisato, che non si esaurisce nei pur fondamentali contributi al bilancio pubblico, ma che si estende a una funzione di sostegno più ampia, la cui efficacia sarebbe però compromessa da interventi unilaterali e da un dialogo che, in questo frangente, sembra essersi interrotto.
Gli orientamenti per il futuro di Intesa Sanpaolo
Pur nel mezzo di una discussione pubblica così delicata, l'ad non ha trascurato di accennare alle linee guida per il futuro del gruppo, confermando la pubblicazione del nuovo piano industriale prevista per febbraio 2026. Quel documento, stando a quanto anticipato, sarà focalizzato su alcuni assi portanti: il miglioramento dell'efficienza operativa, con una particolare attenzione alla componente dei costi, l'implementazione di servizi digitali sempre più avanzati per la clientela e, non ultima, la crescita dei ricavi commissionali. Quest'ultimo obiettivo verrà perseguito soprattutto attraverso lo sviluppo dei business legati alla gestione patrimoniale, all'asset management e alle attività assicurative, settori nei quali la banca intende consolidare ulteriormente la propria posizione.




