Dakar 2026, il rally si accende nel prologo: Canet sorprende, il Defender debutta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La quarantottesima edizione della Dakar, che come da tradizione apre il calendario agonistico mondiale, ha preso ufficialmente il via con il prologo disputatosi oggi nei pressi di Yanbu, in Arabia Saudita. Il breve speciale di appena ventidue chilometri, un antipasto che serve a stabilire l’ordine di partenza per la prima tappa vera e propria, ha già fornito alcuni spunti significativi, delineando assetti e anticipando, seppur in miniatura, quelle che saranno le dinamiche di una maratona lunga e insidiosa. Il percorso totale, del resto, si annuncia come il più esteso da quando la competizione si è spostata sulle dune saudite, articolandosi in un anello di circa ottomila chilometri di cui quasi cinquemila saranno cronometrati, un vero banco di prova per uomini e macchine.

L’acuto di Edgar Canet in sella alla KTM

A cogliere il primo successo di giornata, nel campo moto che vede le KTM ufficiali partire con i favori del pronostico, è stato lo spagnolo Edgar Canet, il quale ha staccato di soli tre secondi il campione in carica Daniel Sanders. Il risultato, di per sé non decisivo per le sorti generali, assume un particolare rilievo se si considera che per Canet si tratta del primo assaggio nella categoria regina, la RallyGP, dopo essersi imposto nella classe inferiore Rally2 lo scorso anno quando era ancora diciannovenne. La prestazione, oltre a confermare il potenziale del giovane pilota, dimostra come le case austriache siano partite con l’obiettivo di controllare le operazioni fin dai primi metri, monopolizzando le prime posizioni della classifica e ponendo una base solida per la lunga battaglia che attende i team nelle prossime due settimane.

Il debutto atteso del Land Rover Defender

Parallelamente alle due ruote, grande attenzione circonda l’esordio assoluto nel raid di un’icona del fuoristrada come il Land Rover Defender, affidato all’esperienza plurivittoriosa di Stephane Peterhansel. Il progetto, come sottolineato dal team principal Ian James, è nato da una meticolosa preparazione e da un orgoglio di appartenenza che ha spinto la casa inglese a studiare ogni dettaglio in vista di questa impegnativa prima partecipazione. “La vettura ha mostrato ottimo potenziale contro le vetture di categoria T1”, ha dichiarato James, evidenziando come il binomio tra il mezzo leggendario e un pilota del calibro di “Mr. Dakar” costituisca una carta importante da giocare in un campo, quello delle auto, sempre estremamente competitivo. L’obiettivo dichiarato, in questa fase iniziale, è quello di accumulare dati e dimostrare affidabilità, consapevoli che la sfida più dura si giocherà nei terreni più vari e difficili che il deserto saprà proporre.

La lunga strada verso il traguardo di Riyadh

La corsa, che si svilupperà attraverso tredici tappe comprendenti due impegnative marathon dove i team non potranno ricevere assistenza meccanica esterna, è dunque solo all’inizio. Quello di oggi è stato semplicemente il primo assaggio, un modo per sciogliere la tensione e prendere confidenza con l’ambiente, ma già domani, con il via dalla stessa Yanbu, inizierà il vero confronto. I chilometri cronometrati, che superano la soglia dei quattromila, costituiranno un test continuo per la resistenza dei materiali e la freddezza dei navigatori, in un percorso che si snoderà attraverso paesaggi mozzafiato e prove tecniche di ogni tipo, lontano dai riflettori delle piste convenzionali e nel silenzio assordante del deserto.

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