Accoltella il compagno a Milano, per Oksana Murasova è la seconda volta: nel 2015 uccise l’allora convivente con un fendente al cuore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte di domenica 15 febbraio, in un appartamento di via Privata Alfredo Soffredini, nella zona nord di Milano, si è ripetuto un coperto che la cronaca giudiziaria milanese aveva già archiviato da tempo, se non fosse che la protagonista è la stessa. Una donna di trentanove anni, Oksana Murasova, di origine lituana, ha colpito con un coltello da cucina l’attuale compagno, un cinquantenne italiano, Massimiliano D. I., al termine di una lite scoppiata tra le mura domestiche. Il fendente, che ha raggiunto l’uomo al fianco sinistro, avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi se il destino non avesse deciso diversamente: trasportato in codice giallo all’ospedale Niguarda, il ferito è sempre rimasto cosciente e, secondo le prime informazioni raccolte dagli inquirenti, non sarebbe in pericolo di vita. Sul posto, allertati dai vicini o forse dagli stessi protagonisti, sono intervenuti gli agenti della polizia di Stato e il personale del 118, che hanno prestato le prime cure e avviato i rilievi del caso.

Un precedente pesante: l’omicidio del 2015 in via Ripamonti

La vicenda, però, non può essere letta come un semplice episodio di violenza domestica, per quanto grave esso sia, perché il nome di Oksana Murasova è già scolpito nelle carte processuali della procura di Milano. Undici anni fa, il 4 aprile del 2015, la stessa donna, che all’epoca lavorava come ballerina in un locale notturno, uccise con una sola coltellata al cuore il compagno di allora, il trentaduenne ucraino Ruslan Bilous. Quel delitto avvenne in un’altra zona della città, in via Ripamonti, e fu preceduto da una lite furiosa, scoppiata – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – per la gelosia dell’uomo e per la volontà di Murasova di lasciarlo; una discussione che si consumò davanti agli occhi della figlia piccola della donna, una bimba di appena tre anni.

Il lungo iter giudiziario e la condanna definitiva

Per quell’omicidio, la ex ballerina lituana affrontò un percorso processuale complesso e ricco di colpi di scena. In primo grado, la Corte d’Assise di Milano derubricò l’accusa da omicidio volontario a omicidio colposo per eccesso colposo di legittima difesa, riconoscendo che la donna avesse agito per difendersi dall’ennesima aggressione del convivente, un uomo che, secondo la difesa, era solito maltrattarla e che quella sera avrebbe addirittura minacciato la bambina con un coltello alla gola. La pena fu fissata in due anni e otto mesi, e la donna venne immediatamente scarcerata dall’Istituto a custodia attenuata dove si trovava con la figlia. La procura, con il pm Alessandro Gobbis, presentò però ricorso in appello, e nel 2019, quando la sentenza divenne definitiva, la Corte ribaltò parzialmente il verdetto: Oksana Murasova fu condannata a otto anni e due mesi di reclusione per omicidio volontario, pur con il riconoscimento di alcune circostanze attenuanti. Una pena che, di fatto, aveva già scontato, considerando la detenzione preventiva e gli anni trascorsi in strutture protette, tanto che nel 2019 i carabinieri la arrestarono a Copiano, in provincia di Pavia, per dare esecuzione al provvedimento definitivo.

Le indagini in corso e le zone d’ombra sull’ultimo episodio

Ora, gli stessi inquirenti si trovano a dover fare luce su un nuovo capitolo di una storia personale e giudiziaria che sembra non trovare pace. Gli agenti della questura di Milano stanno ascoltando i vicini di casa e stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica della lite di domenica sera in via Soffredini; non è ancora chiaro chi abbia chiamato i soccorsi e, soprattutto, cosa abbia scatenato l’ennesimo gesto violento. Massimiliano D. I., il compagno ferito, non è estraneo a sua volta a vicende giudiziarie – ha un precedente per omicidio volontario risalente al 2008 a Sesto San Giovanni – ma al momento le forze dell’ordine si concentrano sull’accaduto e sulla posizione della donna, fermata e condotta in questura in attesa delle valutazioni dell’autorità giudiziaria. La procura dovrà decidere se convalidare l’arresto e quali reati contestare, in un caso che riporta d’attualità il tema della recidiva e della complessità dei rapporti familiari violenti.

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