La porta d'Europa nata a Faenza e il silenzio di Papa Leone XIV a Lampedusa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le immagini di Papa Leone XIV che sabato scorso, 4 luglio, attraversa la monumentale Porta d'Europa sull'isola di Lampedusa hanno fatto il giro del mondo, restituendo a quell'opera – simbolo di accoglienza e di riflessione sulle migrazioni – tutta la sua forza. Quello che in pochi sanno, però, è che quel portale di ceramica e ferro, resistente al vento e alla salsedine, è nato interamente a Faenza, nei capannoni della storica Bottega d'Arte Ceramica Gatti, fondata nel 1928 da Riccardo Gatti in Borgo Durbecco.

Un luogo, quest'ultimo, da decenni punto di riferimento per l'arte contemporanea internazionale, dove la sapienza artigianale si mette al servizio della creatività e dove generazioni di artisti, dai futuristi ai protagonisti della Transavanguardia, hanno tradotto le proprie visioni nella materia ceramica.

Un'opera nata da un'intuizione profetica

La Porta d'Europa, realizzata dall'artista Mimmo Paladino e inaugurata il 28 giugno 2008, sorge sul promontorio più a sud di Lampedusa, a Punta del Cavallo Bianco, là dove il mare guarda direttamente verso le coste africane. Alta quasi cinque metri e larga tre, è stata costruita in terracotta refrattaria e ferro zincato, materiali scelti da Paladino per la loro autenticità e naturalezza, e la sua superficie, rivestita interamente in ceramica, riflette la luce del sole e della luna, trasformandosi in una sorta di faro visibile dal mare per chi arriva.

L'idea dell'opera, come racconta Davide Servadei della Bottega Gatti, venne commissionata da Arnold Mosca Mondadori, nipote di Arnoldo Mondadori, che fece da tramite con l'artista: "L'idea era quella di creare un segnale capace di raccontare il fenomeno delle migrazioni, che allora stava iniziando ad assumere dimensioni importanti e di cui lui aveva già intuito gli sviluppi futuri".

Un'intuizione che si rivelò profetica: quando la porta venne installata a Lampedusa, i flussi migratori erano ancora agli inizi, ma l'opera assunse quasi subito un valore simbolico e taumaturgico, tanto che i migranti la attraversavano, la baciavano o vi legavano un nastrino rosso ricavato dai lacci delle scarpe.

Il viaggio del Pontefice tra gesti e silenzio

La visita pastorale di Leone XIV a Lampedusa, compiuta sabato scorso sulle orme di Papa Francesco che nel 2013 scelse l'isola come prima meta del suo pontificato, si è caratterizzata fin da subito per un silenzio assordante e per gesti dalla forte carica simbolica. Arrivato all'aeroporto dell'isola intorno alle 8.

54, il Pontefice si è recato subito al cimitero di Cala Pisana per un momento di preghiera e per deporre una corona di fiori sulle tombe dei migranti, molte delle quali senza nome, dove sono sepolte anche le vittime più giovani, come il piccolo Yusuf, morto a sei mesi in un naufragio del 2020. Successivamente, il Papa si è spostato alla Porta d'Europa, dove ha incontrato brevemente una famiglia di migranti e due bambini, Leonardo e una bambina, prendendoli per mano per attraversare insieme la soglia del monumento.

Poi, da solo, è rimasto a lungo in silenzio sotto l'arco, con lo sguardo fisso sul Mediterraneo mosso, mentre il vento sollevava la talare bianca e faceva volare via la papalina; un'immagine che ha preceduto la salita sulla scogliera calcarea, dove il Pontefice, quasi arrampicandosi, ha toccato le bandiere italiana ed europea, continuando a scrutare l'orizzonte in un gesto che è apparso come un invito a non considerare il Mediterraneo soltanto una frontiera o una tomba.

Un appello all'Europa e la benedizione del molo

Il momento più alto della visita è stato senza dubbio la celebrazione eucaristica al campo sportivo "Arena", dove il Papa ha pronunciato un'omelia precisa e che richiama a responsabilità. "Non sono venuto per fare discorsi, ma a celebrare l'Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi", ha esordito Leone XIV, spiegando poi che "il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione".

Nel corso della messa, il Pontefice ha lanciato un appello diretto all'Europa, definita come un attore che possiede un "potenziale unico" e, di conseguenza, una "pari responsabilità" per affrontare il fenomeno migratorio in modo organico: "Da questo estremo lembo d'Europa nel Mediterraneo si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee" ha affermato, aggiungendo che "il primo soccorso" non può essere un intervento isolato ma deve essere inserito "in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti". Un messaggio forte, che ha trovato riscontro anche nella tappa successiva, quella al Molo Favaloro, dove il Papa ha benedetto la stele che da quel momento intitola il molo a Papa Francesco, definito "luogo di approdo, speranza e umanità", e ha salutato un gruppo di migranti ospiti dell'hotspot dell'isola, che al momento accoglie 114 persone.

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