Maniglie invisibili e porte bloccate: in Cina richiamate 4,3 milioni di auto per un difetto che uccide
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Redazione Economia
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Un tragico incidente stradale, una Xiaomi SU7 avvolta dalle fiamme e tre giovani vite spezzate: è questo il drammatico detonatore che ha spinto le autorità cinesi a ordinare il più imponente richiamo automobilistico mai visto nel Paese.
Al centro della vicenda, che coinvolge colossi dell’automotive come Tesla, Geely, Leapmotor e la stessa Xiaomi, non c’è un difetto al motore o un problema ai freni, bensì un elemento di design apparentemente secondario ma rivelatosi letale in situazione di emergenza: le maniglie meccaniche per lo sblocco delle portiere, posizionate all’interno dei tasconi laterali, sono di fatto invisibili e irraggiungibili nel caos di un impatto.
Un difetto di progettazione che diventa una trappola mortale
Il cuore del problema risiede nella transizione, ormai quasi totale, verso sistemi di apertura delle portiere completamente elettronici. Le auto di ultima generazione, specialmente quelle a batteria, affidano lo sblocco delle portiere a comandi digitali o a sensori di prossimità, un vezzo tecnologico che però elimina la tradizionale e intuitiva maniglia meccanica a vista. In caso di cortocircuito, incendio o semplice perdita di alimentazione della batteria da 12 volt, questi sistemi vanno in blocco, trasformando l'abitacolo in una gabbia.
L'unica via d'uscita è rappresentata da un cavo meccanico di sblocco di emergenza, ma il suo posizionamento, infilato nei vani portaoggetti o nei tasconi delle portiere, lo rende di fatto introvabile per un passeggero in preda al panico, come dimostra amaramente il caso della SU7 andata a fuoco.
Numeri da record: quasi 3 milioni di Tesla nel mirino
L’intervento correttivo deciso dall’autorità di regolazione cinese, l’Administration for Market Regulation, non ha precedenti per dimensioni. I numeri parlano chiaro: oltre 4,3 milioni di veicoli dovranno tornare in officina per la modifica, di cui circa 2,9 milioni sono Tesla, un numero che da solo basterebbe a coprire l'intero parco auto circolante di molte nazioni europee. Per avere un termine di paragone, mentre in Europa si richiamano mediamente 40.000 unità per una campagna di sicurezza, in Cina la cifra si moltiplica per cento, a testimonianza non solo dell’enorme dimensione del mercato, ma anche di una filiera produttiva che corre velocissima, talvolta sacrificando la semplicità d'uso sull'altare dell'estetica minimalista.
Il peso di un mercato dominato dall'elettrico
Il maxi-richiamo coinvolge marchi che rappresentano lo spettro più ampio possibile dell'industria cinese: da Tesla, che pur essendo americana produce in loco la stragrande maggioranza delle sue vetture, ai colossi locali come Geely e BYD, passando per le nuove forze come Leapmotor e Xiaomi. Quest'ultima, in particolare, ha fatto del design pulito e delle linee essenziali un cavallo di battaglia, ma la scelta di nascondere i comandi meccanici di emergenza si è rivelata un boomerang mediatico e giudiziario.
L'incidente che ha coinvolto la SU7, con i tre studenti universitari rimasti intrappolati tra le lamiere in fiamme, ha scosso l'opinione pubblica e spinto le istituzioni a intervenire con la massima urgenza, imponendo ai costruttori non solo la correzione fisica sulle auto già vendute, ma anche una revisione dei progetti futuri.
Le conseguenze per i costruttori e la sicurezza dei passeggeri
L’ordine di richiamo, che scatterà ufficialmente nei prossimi giorni, impone ai marchi coinvolti di modificare il sistema di apertura delle portiere, rendendo la maniglia meccanica di emergenza più visibile e facilmente azionabile anche in condizioni di scarsa illuminazione o durante un principio d’incendio. Le case automobilistiche dovranno farsi carico dell’intervento in tutti i centri autorizzati, un’operazione logistica mastodontica considerando la capillarità del territorio cinese e la concentrazione di veicoli nelle megalopoli.
La vicenda riapre un dibattito acceso sulla sicurezza passiva delle auto elettriche, già sotto osservazione per i rischi legati alle batterie al litio, e aggiunge un tassello preoccupante riguardo all’usabilità delle interfacce di bordo, sempre più orientate verso soluzioni touch e comandi a scomparsa che, in emergenza, possono rivelarsi un ostacolo fatale.
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