Stellantis e il nuovo giallo dei motori BlueHDi: richiamate oltre cinquantamila auto per un difetto al common rail
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Redazione Economia
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Il 2026, almeno sul fronte della qualità e dell’affidabilità dei propri prodotti, non sembra voler regalare tregue al gruppo Stellantis. Dopo le vicende, ormai tristemente note, legate ai motori a benzina PureTech e alla complessa e logorante questione degli airbag Takata, il colosso dell’automobile si trova ora a dover gestire un’altra criticità tecnica di vaste proporzioni. Questa volta, sotto la lente d’ingrandimento dei tecnici e delle autorità di vigilanza del mercato, sono finiti i motori diesel 1.5 BlueHDi, identificati dalla sigla DV5. Una campagna di richiamo, avviata nelle scorse settimane e ufficialmente notificata agli enti preposti, interessa infatti un numero considerevole di veicoli: si parla di oltre cinquantamila unità, un numero destinato forse a crescere con il perfezionamento delle verifiche, distribuite su ben cinque marchi del portafoglio europeo del gruppo.
Il difetto, localizzato in una piccola ma cruciale componente dell’alimentazione
L’origine del problema, stando a quanto ricostruito dagli ingegneri, risiede in un dettaglio costruttivo del sistema di iniezione a common rail. All’interno di questo circuito, che lavora a pressioni elevatissime, un cono di raccordo, il cui posizionamento potrebbe non essere stato esegito a regola d’arte su alcuni lotti produttivi, rischia di causare l’allentamento progressivo di un dado di fissaggio delle tubazioni. La conseguenza diretta di questo cedimento meccanico, seppur silente nelle fasi iniziali, è la possibilità che si verifichi una perdita di gasolio, il quale, venendo a contatto con le superfici calde del motore, potrebbe innescare un principio d’incendio. Al momento, va sottolineato, non risultano incidenti riconducibili con certezza a questo specifico difetto, ma la semplice eventualità di un rischio, seppur remoto, ha imposto alla casa un intervento immediato e capillare. I modelli coinvolti, assemblati prevalentemente in Francia tra la fine dell’estate e l’autunno del 2025, appartengono alla flotta di veicoli commerciali e autovetture che costituiscono la spina dorsale delle vendite del gruppo: si va dal Fiat Doblò e Scudo, passando per il popolare crossover DS7 Crossback e la più compatta DS4, fino ad arrivare ai “cugini” del Polo PSA, vale a dire i Citroën Berlingo, C5 Aircross e Jumpy, e gli Opel Astra, Combo e Vivaro, per concludere con i Peugeot 308, Rifter e Partner. Una lista eterogenea che attraversa trasversalmente l’intera offerta del gruppo, a testimonianza di quanto questo propulsore fosse ormai diventato un elemento unificante sotto i cofani dei diversi marchi.
Le procedure di intervento e la garanzia decennale come paracadute per i clienti
Per i proprietari di uno di questi modelli, l’ansia da potenziale richiamo può essere tuttavia mitigata dalla tempestività e dalla natura dell’intervento previsto. La riparazione, che sarà effettuata a Titolo completamente gratuito presso i centri autorizzati della rete di assistenza, non richiederà tempi biblici: la sostituzione del sistema di iniezione e dei condotti dell’alta pressione, ove necessaria, viene stimata in una forbice che va dai venti ai novanta minuti, a seconda della complessità del modello e dell’accessibilità del vano motore. Un aspetto, questo, non secondario per chi utilizza il veicolo per lavoro e non può permettersi lunghi fermi. I segnali spia, quelli che dovrebbero indurre l’automobilista a non tergiversare, sono peraltro facilmente riconoscibili anche dal conducente meno esperto: l’accensione della spia motore sul cruscotto, un minimo irregolare che fa tremare la vettura, difficoltà di avviamento a caldo o a freddo, una sensibile perdita di potenza in accelerazione o, ancora, un incremento improvviso e ingiustificato dei consumi di carburante sono tutti indicatori che qualcosa, nel sistema di alimentazione, non sta funzionando correttamente.
A fare da cornice a questo nuovo capitolo di richiami, si inserisce la decisione, presa dal gruppo nell’estate del 2025, di estendere fino a dieci anni (o duecentoquarantamila chilometri) la garanzia sui motori BlueHDi costruiti tra l’ottobre del 2017 e il gennaio del 2023. Una mossa che, letta alla luce degli eventi odierni, assume i contorni di una strategia difensiva preventiva: chi aveva già dovuto mettere mano al portafoglio per riparazioni analoghe, infatti, potrà ora richiedere un rimborso retroattivo, mentre chi possiede veicoli più recenti, come quelli oggetto di questa tornata di richiami, potrà dormire sonni relativamente tranquilli, sapendo che la copertura decennale assorbirà l’intero onere dell’intervento. Non resta, dunque, che attendere la comunicazione ufficiale da parte della casa madre o, per i più solerti, verificare autonomamente la posizione del proprio mezzo attraverso il numero di telaio, recandosi dal concessionario di fiducia o consultando i portali web dedicati dei singoli marchi.
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