Warner Bros, il board riapre il tavolo con Paramount: nuova offerta a 31 dollari per azione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il risiko mediatico americano, dopo settimane di trattative serrate e colpi di scena, conosce una nuova, improvvisa accelerazione. Il consiglio di amministrazione di Warner Bros. Discovery ha infatti deciso di riaprire ufficialmente il dialogo con il consorzio guidato da Paramount e Skydance, dopo che quest'ultimo ha presentato un'offerta rilanciata che porta il corrispettivo per azione a 31 dollari in contanti. Una mossa, questa, che rimette in discussione l'accordo di fusione che sembrava ormai in dirittura d'arrivo con Netflix, complice la complessità della partita, che non riguarda solo i numeri, ma anche la natura stessa degli asset in gioco e il diverso perimetro delle operazioni sul tavolo.

La nuova proposta di Paramount, come si apprende da fonti vicine alla trattativa, non si limita a ritoccare al rialzo il prezzo — superando i precedenti 30 dollari e soprattutto i 27,75 offerti dalla controparte Netflix — ma introduce anche clausole pensate per rendere l'operazione più solida e appetibile agli occhi degli azionisti Warner. Tra queste, un significativo innalzamento della penale da corrispondere in caso di mancato via libera da parte delle autorità antitrust, salita a 7 miliardi di dollari, e un meccanismo di "ticking fee" che garantirebbe 25 centesimi aggiuntivi per azione per ogni trimestre di ritardo nella chiusura dell'operazione oltre la data del 30 settembre. Un tentativo, insomma, di rispondere alle perplessità del board di Warner, che in passato aveva manifestato preoccupazioni circa la capacità del gruppo guidato da David Ellison di portare a termine un'acquisizione così imponente senza intoppi regolatori o problemi di finanziamento.

Il board valuta la superiorità dell'offerta

La decisione del cda di Warner Bros. Discovery, pur non rappresentando ancora un verdetto definitivo a favore di Paramount, ha un peso specifico rilevante. I membri del consiglio, riunitisi per esaminare i nuovi termini, hanno stabilito che la proposta rivista del consorzio Paramount-Skydance «potrebbe ragionevolmente considerarsi tale da portare a un'offerta superiore» rispetto all'intesa già in essere con Netflix. Questa formulazione, lungi dall'essere una semplice frase di circostanza, è una precisa formula legale che, secondo gli accordi precedentemente firmati, obbliga di fatto Warner a intavolare negoziati formali con Paramount per verificare se si possa effettivamente concretizzare un'offerta migliore.

La partita, a questo punto, entra nel vivo di una fase di stallo che potrebbe rivelarsi decisiva. Il board, pur avendo riaperto il canale con Paramount, ha specificato di non aver ancora raggiunto una conclusione sulla reale superiorità dell'offerta, e continuerà a trattare per sondare la possibilità di formalizzare una proposta che sia effettivamente più vantaggiosa per i propri azionisti. La complessità del confronto, va detto, risiede anche nella natura non perfettamente sovrapponibile delle due offerte: quella di Paramount, infatti, mira all'acquisizione dell'intera Warner Bros. Discovery, compresi i canali lineari che la società aveva in programma di srare nella nuova entità Discovery Global; l'accordo con Netflix, al contrario, prevedeva l'acquisto dei soli studi cinematografici e televisivi, del catalogo e della piattaforma HBO Max, lasciando il resto degli asset a una vita separata.

Netflix ha quattro giorni per replicare

L'eventuale riconoscimento formale della superiorità dell'offerta Paramount aprirebbe ora le porte a una nuova fase della partita, regolata dai termini contrattuali che legano Warner a Netflix. Il colosso dello streaming, che aveva visto il proprio accordo naufragare a poche settimane dal voto degli azionisti previsto per il 20 marzo, non è però ancora fuori dai giochi. In base alla clausola di match right inserita nel contratto di fusione, qualora Warner Bros. dovesse dichiarare l'offerta di Paramount come "superiore", Netflix avrebbe a disposizione quattro giorni lavorativi di tempo per presentare una controfferta e tentare di riallineare i termini a proprio favore. Un'opzione, questa, che appare tutt'altro che peregrina, considerando la solidità finanziaria della società di streaming e la posta in gioco, che include l'acquisizione di un catalogo di contenuti tra i più prestigiosi e redditizi di Hollywood.

La guerra per il controllo di Warner Bros., con le sue iconiche franchise che spaziano da Batman a Harry Potter fino al mondo di Game of Thrones, rappresenta molto più di una semplice operazione finanziaria: è lo scontro finale per ridefinire gli equilibri di potere nell'industria dell'intrattenimento globale, dove il possesso di librerie di contenuti di valore e di canali di distribuzione consolidati è diventato l'asset strategico per eccellenza. Paramount, forte del sostegno del fondatore di Oracle Larry Ellison e di un pool di finanziatori che include fondi sovrani mediorientali, gioca la carta dell'offerta interamente in contanti e della presunta maggior scorrevolezza del percorso regolatorio, in virtù dei rapporti noti tra la famiglia Ellison e l'amministrazione Trump. Netflix, dal canto suo, punta sulla complementarità della propria piattaforma distributiva con la macchina produttiva di Warner, e sulla solidità di un modello che potrebbe ora essere costretto a rivedere i propri numeri per non farsi soffiare quella che gli analisti definiscono la "crown jewel" di Hollywood.

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