Garlasco, il no di Sempio alla perizia psichiatrica: Bruzzone spiega le differenze con il caso Cogne
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Redazione Interno
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Il rifiuto di Andrea Sempio di sottoporsi alla perizia psichiatrica disposta dalla Procura di Pavia ha riaperto i consueti paralleli con un altro celebre caso di cronaca nera, quello di Annamaria Franzoni e del delitto di Cogne. La dinamica, apparentemente simile, ha indotto molti a sovrapporre i due episodi, ipotizzando una strategia difensiva analoga a quella adottata dalla donna condannata per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi.
Tuttavia, a mettere ordine tra i dettagli tecnici e procedurali che differenziano le due vicende, ci ha pensato la criminologa Roberta Bruzzone, intervenuta per circoscrivere il valore giuridico e processuale delle due scelte, evitando pericolose e superficiali equivalenze.
Il rifiuto della consulenza personologica
Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel lontano 2007, ha opposto un netto diniego all’incontro con il professor Roberto Catanesi, docente universitario in psicopatologia forense incaricato dalla Procura di effettuare una perizia personologica. Tale rifiuto si aggiunge a quello già formalizzato nei confronti dell’interrogatorio con i magistrati, delineando una linea difensiva che punta a evitare qualsiasi forma di esame diretto.
Di conseguenza, il consulente della Procura, per adempiere al suo incarico, sarà costretto a basare le proprie valutazioni esclusivamente su elementi indiretti: nello specifico, soliloqui, appunti personali e vecchi diari che erano già stati sequestrati e analizzati dai carabinieri del Racis, il Reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri.
I motivi della difesa secondo Cataliotti
L’avvocato Liborio Cataliotti, legale di Sempio, ha prontamente chiarito le ragioni alla base di questo diniego, respingendo al mittente le accuse di una presunta fuga dalle valutazioni cliniche. Il difensore ha infatti ribadito che la scelta non è dettata da un tentativo di ottenere sconti di pena o proscioglimenti per incapacità di intendere e volere, ma rappresenta piuttosto un atto strategico finalizzato all’assoluzione piena nel corso del processo.
Il legale ha inoltre speso alcune parole riguardo al contenuto delle intercettazioni ambientali, specificando che nei soliloqui dell’indagato si faceva spesso riferimento alle dichiarazioni rese da Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi inizialmente condannato in via definitiva per il delitto prima che la revisione del processo riaprisse le danze giudiziarie, portando alla luce nuovi elementi che hanno orientato le indagini verso Sempio.
Il parere di Roberta Bruzzone
A raffreddare gli entusiasmi di chi vedeva nel rifiuto di Sempio un perfetto calco del comportamento processuale di Annamaria Franzoni, è giunta la puntualizzazione della criminologa Roberta Bruzzone. Secondo l’esperta, i due casi non presentano i presupposti per un’omogenea classificazione, poiché le perizie rifiutate si collocano su piani processuali differenti.
Senza entrare nel dettaglio delle singole imputazioni, Bruzzone ha evidenziato come il contesto normativo e le finalità della consulenza tecnica richiesta nel caso di Garlasco differiscano sostanzialmente da quelle che portarono Franzoni a rifiutare l’esame durante il processo d’appello per la morte del piccolo Samuele. Questa differenza sostanziale impedisce di tracciare un parallelo, sia sul piano della credibilità della scelta difensiva, sia su quello delle ricadute giudiziarie che tale rifiuto potrebbe comportare per l’imputato.
L’impatto sull’inchiesta e le indagini in corso
La decisione di Sempio complica inevitabilmente il lavoro della Procura di Pavia, che si vede costretta a procedere con un quadro probatorio in parte mutilato. L’assenza di un colloquio diretto con lo psichiatra impedisce alla magistratura di ottenere un quadro chiaro e attuale della personalità dell’indagato, costringendo gli inquirenti a fare affidamento su materiale cartaceo, i cosiddetti scritti di autovalutazione, che potrebbero risultare meno incisivi rispetto a una valutazione clinica interattiva.
Il professor Catanesi, dunque, si troverà a dover elaborare una relazione basata su elementi statici, il che potrebbe generare margini di contestazione da parte della difesa, pronta a levare le proprie eccezioni sulla validità di un metodo che si fonda su reperti psicologici datati.
L’inchiesta, dopo anni di silenzi e di ombre, si arena ancora una volta su un nodo procedurale, mentre la famiglia di Chiara Poggi attende risposte che la giustizia, fra rinvii e scelte difensive ostruzionistiche, sembra faticare a fornire, con il processo che si prepara a entrare nel vivo delle questioni tecniche più spinose.
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