Garlasco, il padre di Andrea Sempio indagato per corruzione nel caso Venditti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La nuova, e per molti versi sorprendente, inchiesta della procura di Brescia sul caso Garlasco, a distanza di diciotto anni dalla morte di Chiara Poggi, ha aperto un capitolo giudiziario che si interseca in maniera stringente con le vicende processuali dell'unico indagato per quell'omicidio, Andrea Sempio. I magistrati Francesco Prete e Claudia Moregola, che già coordinano l'indagine per corruzione sull'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, hanno infatti iscritto nel registro degli indagati anche Giuseppe Sempio, padre del 37enne, con l'identica ipotesi delittuosa. L'architettura accusatoria, i cui dettagli emergono dagli atti, si regge sull'ipotesi che dalla famiglia Sempio siano partiti dei pagamenti, quantificati dal pubblico ministero in "20 o 30 mila" euro, verso il magistrato, con il fine ultimo di assicurarsi l'archiviazione delle accuse di omicidio che gravavano sul figlio; somme che, nelle trascrizioni delle intercettazioni, vengono indicate con la cifra apparentemente modesta di "20. 30. euro", secondo una formula che i investigatori interpretano come un espediente per celare l'effettiva entità del versamento.

La strategia della difesa e le carte riservate

A fronte di un'accusa così grave, la difesa di Andrea Sempio ha scelto una linea di totale discontinuità con il passato, affiancando all'avvocato Angela Taccia il penalista Liborio Cataliotti, il quale ha ostentato una sicurezza che rasenta la spavalderia. Ai microfoni di un'emittente locale, Cataliotti ha paragonato il procedimento giudiziario a «una partita a poker», annunciando un cambio di strategia difensiva che potrebbe condurre, in un prossimo futuro, all'interrogatorio dello stesso Sempio, muovendosi dunque «in contropiede rispetto alla Procura». Una mossa che, nelle sue dichiarazioni pubbliche, sembra voler sfidare apertamente la ricostruzione accusatoria, mentre ribadisce una tranquillità che si fonda sulla convinzione che questa nuova inchiesta servirà a «chiarire tutti i dubbi» rimasti irrisolti dopo anni di procedimenti.

L'assegno e il ruolo degli ex legali

Il filone d'indagine che coinvolge la famiglia Sempio non si esaurisce con l'ipotesi corruttiva, ma si estende alla circolazione di atti riservati. I magistrati stanno infatti esaminando con scrupolo la modalità con cui i precedenti difensori di Sempio, Massimo Lovati e Federico Soldani, siano riusciti a entrare in possesso, in un arco temporale compreso tra il 2016 e il gennaio 2017, di documenti ancora coperti da segreto investigativo. Tra questi, assume un rilievo particolare la consulenza tecnica disposta dalla difesa di Alberto Stasi, coinvolto in un'altra linea processuale, la cui acquisizione in una fase così precoce solleva interrogativi sui canali utilizzati per ottenerla, andando a costituire un tassello ulteriore nel complesso mosaico di rapporti e scambi che l'inchiesta cerca di ricostruire.

Il "pizzino" e la figura dello "spallone"

Il quadro investigativo acquisisce contorni più definiti con l'emersione di un cosiddetto "pizzino", un appunto che con ogni probabilità fa riferimento a una comunicazione riservata, e con l'identificazione, da parte degli inquirenti, della figura di un legale che avrebbe materialmente fatto da "spallone", ovvero da tramite per il passaggio materiale del denaro tra le parti. Questo elemento, che collega direttamente il presunto corruttore al presunto corrotto, è stato determinante per colmare quel "gap" iniziale dell'inchiesta, che vedeva coinvolto il magistrato ma non ancora chi avrebbe dovuto beneficiare del suo presunto illecito operato, ricucendo così il legame, peraltro ancora tutto da dimostrare in sede processuale, con le indagini sull'omicidio di Chiara Poggi.

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