Garlasco, nuove indagini sul padre di Andrea Sempio per corruzione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dallo scrigno dei misteri di Garlasco, un caso che da anni tiene sulle spine l’opinione pubblica, emerge un nuovo, cruciale fatto di cronaca giudiziaria che interseca il percorso processuale per l’omicidio di Chiara Poggi con una distinta inchiesta sulla possibile corruzione della magistratura. Giuseppe Sempio, padre di Andrea – l’uomo condannato per quel delitto – è stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Brescia, la quale ipotizza il reato di corruzione in atti giudiziari, in concorso con l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti. L’avvocato Angela Taccia, che insieme al collega Liborio Cataliotti assiste Andrea Sempio, ha tuttavia dichiarato che il padre “a oggi non ha ricevuto alcuna informazione di garanzia”, aggiungendo che si tratta di una notizia appresa tramite la stampa, in un contesto, ha sottolineato, che sembra ormai consueto. La vicenda, che si dipana su un doppio binario investigativo, assume così contorni ancor più complessi, arricchendosi di un tassello che potrebbe avere implicazioni profonde.

Le intercettazioni e il dialogo sui contanti

Nello stesso giorno in cui il nome di Giuseppe Sempio è comparso tra gli indagati, è venuta alla luce un’intercettazione ambientale risalente al 2017, la quale cattura un dialogo tra lui e la moglie Daniela Ferrari. In quella conversazione, Sempio esprimeva senza mezzi termini la sua opinione sul magistrato, affermando “Non mi piaceva ‘sto Venditti”. Il colloquio, che appare significativo agli investigatori, prosegue poi con un confronto tra i due coniugi riguardo alle modalità di gestione del denaro, mettendo a confronto gli assegni, che “li devi giustificare”, con i contanti, che invece “li puoi far sparire”. Queste parole, sebbene non costituiscano una prova diretta, forniscono alla procura un frammento di contesto sul rapporto con il magistrato e sulle conoscenze finanziarie della coppia, inserendosi in un mosaico i cui pezzi vengono pazientemente assemblati.

Il giallo delle carte secretate e il “pizzino”

Parallelamente, prosegue il cosiddetto giallo delle carte secretate, documenti riservati che, secondo quanto riportato, avrebbero iniziato a circolare in maniera illecita già nel dicembre del 2016. Da indagini condotte dalla guardia di finanza per conto della procura di Pavia, emerge che la famiglia Sempio era a conoscenza, in quello stesso periodo, di un’informazione cruciale: sotto le unghie di Chiara Poggi era stato rinvenuto il Dna del figlio Andrea. Un elemento, questo, di estrema delicatezza che si collega idealmente al ritrovamento di quel famoso “pizzino” – un appunto scoperto in un quaderno rubrica durante una perquisizione domiciliare – nel quale si faceva esplicito riferimento a una somma di denaro, quantificabile tra i venti e i trentamila euro, che sarebbe stata versata a Venditti. Lo scopo di quel presunto versamento, stando alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato quello di “favorire l’archiviazione” della posizione di Andrea Sempio nelle prime fasi delle indagini.

La nuova ipotesi accusatoria

Fino a fine settembre, infatti, l’inchiesta sulla corruzione vedeva come unico indagato il procuratore Mario Venditti, nella veste di presunto corrotto. Con l’iscrizione di Giuseppe Sempio nel registro degli indagati, il quadro si completa con la figura del presunto corruttore. La procura di Brescia avanza l’ipotesi che sia stato proprio il padre a orchestrare e a materialmente effettuare il versamento di quella “somma indebita di denaro” all’allora procuratore aggiunto. Questa nuova linea investigativa, che si intreccia inestricabilmente con la storia giudiziaria del delitto Poggi, non fa che accrescere l’intrico di una vicenda i cui risvolti continuano a susseguirsi, aggiungendo strati di complessità a una verità giudiziaria non ancora definitiva.

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