Garlasco, l'ex procuratore generale di Milano sgonfia le accuse contro Andrea Sempio
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Redazione Interno
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L’ex procuratore generale di Milano, Laura Barbaini, ha recentemente rilasciato una nota articolata nella quale, ripercorrendo le intricate tappe processuali, ha sostanzialmente sconfessato le recenti teorie su un colpevole alternativo per l’omicidio di Chiara Poggi. La sua presa di posizione, che giunge a seguito di una trasmissione televisiva andata in onda lo scorso 9 ottobre, rappresenta un’analisi puntuale e definitiva, basata sulla documentazione che lei stessa, all’epoca sostituta procuratore, ebbe modo di valutare in sede di appello. Barbaini, che ha sostenuto l’accusa nel processo d’appello bis culminato nella condanna a sedici anni per Alberto Stasi, ha rigettato con argomentazioni stringenti l’istanza presentata dai legali dello stesso imputato nel dicembre 2016, un’istanza con la quale si asseriva l’esistenza di elementi idonei a richiedere la revisione del verdetto.
La valutazione della documentazione difensiva
Nel suo intervento, il magistrato, ora in pensione, ha spiegato come gli elementi presentati dalla difesa di Stasi non fossero ritenuti, dopo un attento esame, “idonei a sostenere la fondata dimostrazione dell'esistenza di un colpevole alternativo”. Questa posizione, che emerge con chiarezza dal lungo comunicato, delinea una continuità giudiziaria che, a suo avviso, non ha mai lasciato spazio a dubbi sostanziali sulla dinamica del fatto e sulla responsabilità del condannato. La complessa vicenda, che ha tenuto banco per anni nelle aule dei tribunali, viene dunque riletta alla luce di quelle indagini, le quali, secondo Barbaini, non riuscirono a scalfire il quadro probatorio costruito contro l’ex fidanzato della vittima.
Il dibattito pubblico e le sue distorsioni
Se si esclude la tragicità dell’evento, ovvero la morte di una giovane donna, e l’ipotesi – peraltro giudiziariamente scartata – che un innocente possa scontare una pena, la narrazione mediatica del delitto di Garlasco ha spesso assunto i contorni di una telenovela dai ruoli intercambiabili. Accusatori e accusati, infatti, hanno visto le loro posizioni mutare nel corso del tempo, in un gioco di specchi amplificato dai salotti televisivi, i quali, a partire dall’esplosione della notizia sulla riapertura delle indagini, hanno monopolizzato i palinsesti con ricostruzioni spesso divergenti da quelle processuali. In questo panorama, le dichiarazioni di Barbaini costituiscono un richiamo ai fatti accertati, offrendo una prospettiva che si distanzia dal clamore per ancorarsi agli atti del procedimento.
Una chiusura basata sugli atti
La risposta dell’ex procuratore generale, per quanto netta, non si configura come un’opinione personale bensì come l’esito di una valutazione tecnica sulla solidità delle prove. La sua argomentazione, che si concentra sulla mancanza di elementi concreti a supporto della tesi di un terzo colpevole, sembra voler porre una pietra tombale su un caso i cui sviluppi giudiziari appaiono, almeno per il momento, definitivamente conclusi. La vicenda, pertanto, al di là delle suggestioni investigative e delle polemiche da esso generate, trova nella nota del magistrato un punto fermo, il quale ribadisce come le indagini condotte non abbiano mai seriamente indicato una pista alternativa a quella che ha condotto alla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio avvenuto la notte del 13 agosto 2007.




