Garlasco, i soldi e il “pizzino”: l’ex procuratore Venditti indagato per corruzione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nuove, e ben più gravi, ombre si addensano sull’intricata vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Chiara Poggi, la tredicenne trovata senza vita a Garlasco nell’agosto del 2007. L’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, figura di primo piano nelle indagini di quegli anni, è ora ufficialmente indagato dalla procura di Pavia stessa per il reato di corruzione in atti giudiziari.

L’ipotesi di corruzione per insabbiare le indagini

L’ipotesi investigativa sostiene che Venditti avrebbe ricevuto ingenti somme di denaro dalla famiglia di Andrea Sempio, il trentasettenne da tempo nel mirino degli investigatori per un possibile coinvolgimento nel delitto. Lo scopo occulto di quei versamenti, stando agli atti, sarebbe stato quello di insabbiare deliberatamente le indagini che, tra il 2016 e il 2017, iniziavano a convergere con insistenza sul giovane, amico del fratello minore della vittima.

Le prove: movimenti bancari e un pizzino sospetto

La struttura accusatoria poggia su una duplice serie di riscontri. Da un lato, emergono “tracce documentali e bancarie” che dimostrerebbero come il presunto depistaggio sia stato remunerato: si parla di trentamila euro prelevati dal conto del padre di Sempio. Dall’altro lato, un elemento significativo è un cosiddetto “pizzino” contenente la parola “Archivia”, che coincide con la momentanea chiusura delle indagini su Sempio. I genitori di Sempio hanno giustificato i versamenti come compenso per una normale consulenza legale.

Lo scontro tra le versioni e l’obiettivo del depistaggio

La madre di Andrea Sempio ha respinto con sdegno ogni accusa. La versione della procura, però, è che quelle manovre illecite avessero un “obiettivo preciso”: preservare la colpevolezza di Alberto Stasi, unico condannato per il crimine, e occultare ogni prova verso altre piste. In televisione, intervistato da Nuzzi, Venditti ha evitato le accuse specifiche, lamentando solo una carriera ormai compromessa, mentre gli inquirenti continuano a assemblare le prove di una torbida commistione di interessi privati e funzioni pubbliche.

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