Titolare di un conto social con duemila follower, pianificava azioni terroristiche come Unabomber: arrestato

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La Digos di Teramo ha eseguito nelle scorse ore un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un giovane italiano residente in provincia, ritenuto dagli inquirenti un pericoloso estremista di matrice anarchica. L’accusa, formulata dalla procura distrettuale antiterrorismo dell’Aquila, è di una gravità notevole: addestramento ad attività con finalità di terrorismo, anche internazionale, e apologia di reato aggravata dalle finalità di terrorismo. L’uomo, che secondo le fonti di indagine avrebbe agito attraverso l’uso di strumenti informatici e social network, è stato tradotto in carcere al termine di un’operazione che ha visto il supporto del Centro operativo sicurezza cibernetica e del Servizio per il contrasto dell’estremismo.

Il modello di Kaczynski e la propaganda tecnologica

Ciò che rende singolare questa vicenda, al di là della pericolosità concreta delle azioni ipotizzate, è la matrice ideologica dichiarata dell’indagato. Gli investigatori lo descrivono come un seguace della corrente “anarco-primitivista”, una filosofia che idealizza il ritorno a uno stato primordiale della società contrapponendosi ferocemente al progresso tecnologico. Il suo punto di riferimento dichiarato sarebbe Theodore Kaczynski, il matematico noto come Unabomber che per anni tenne in scacco gli Stati Uniti con una campagna di pacchi postali esplosivi; proprio il modus operandi di Kaczynski, unito alla sua retorica contro il sistema industriale, viene indicato dagli inquirenti come un modello da emulare. Non è un caso, in questo senso, che l’arrestato, nel suo predicare la “distruzione della società tecnologica”, avesse individuato bersagli specifici, tra i quali spiccano i data center e le società di gestione patrimoniale e di investimento americani.

Istruzioni per l’uso e la concretezza del progetto eversivo

A rendere l’inchiesta particolarmente delicata non è stata però solo la propaganda ideologica, ma la dimensione pratica e operativa della presunta attività criminale. Secondo quanto ricostruito dalla Digos, il giovane avrebbe pubblicato e diffuso in rete veri e propri manuali e prontuari contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione domestica di armi da fuoco. Si andrebbe dalla realizzazione di pistole e fucili all’assemblaggio di munizionamento ed esplosivi, il tutto sfruttando anche tecnologie moderne come le stampanti 3D; un paradosso, questo, se si considera l’ideologia anti-tecnologica di fondo, ma funzionale a creare un arsenale improvvisato ma potenzialmente letale. La pubblicazione di questi materiali, accompagnata da immagini di uomini armati e proclami violenti, è stata interpretata dagli inquirenti non come un semplice sfogo virtuale, bensì come un vero e proprio addestramento a distanza finalizzato a colpire i “centri nevralgici della vita civile”.

La cronaca nera si fa ibernazione e prevenzione digitale

In un contesto di cronaca nera che troppo spesso registra fatti compiuti, questa operazione della Digos rappresenta un intervento preventivo sulla base del cosiddetto “comportamento sintomatico”. L’analisi dei profili social e la penetrazione nelle chat e nei canali telematici utilizzati dall’indagato hanno permesso di intercettare il progetto eversivo prima che potesse tradursi in una strage; l’arresto, insomma, è scattato nella fase di pianificazione e proselitismo. Il giovane, che nutriva un fanatismo misto di ambientalismo radicale e violenza sovversiva, sognava di replicare le gesta del suo “mentore” statunitense, in un’epoca storica in cui la sicurezza interna deve fare i conti non solo con la matrice jihadista ma anche con il terrorismo anarchico di ritorno.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.