L’ombra di Unabomber a Roma: arrestato un giovane che pianificava attentati contro i data center
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Redazione Interno
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La Digos dell’Aquila e quella di Roma, con il supporto degli specialisti del Centro operativo sicurezza cibernetica dell’Abruzzo e del Servizio per il contrasto dell’estremismo, ha messo fine ai piani di un diciottenne residente in provincia di Teramo, ritenuto colpevole di addestramento ad attività con finalità di terrorismo e apologia di reato. L’arresto, eseguito nell’appartamento che il giovane occupava nella capitale – nel quartiere tuscolano, dove viveva insieme alla sua convivente – scatta in un clima di crescente allarme per la radicalizzazione violenta che trova linfa vitale nel web. L’indagine, sviluppata attraverso un monitoraggio serrato tanto delle attività sul territorio quanto della rete, ha delineato il profilo di un fanatico legato all’area anarchica di stampo primitivista e accelerazionista; costui, ispirandosi apertamente alle “gesta” di Theodore Kaczynski, il famigerato Unabomber americano, predicava la distruzione totale della società tecnologica per favorire un forzato ritorno allo stato primitivo.
Manuali per bombe e l’esaltazione della violenza
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, e come riportato dai colleghi de Il Giornale, l’arrestato non si limitava a diffondere proclami astratti, ma forniva un supporto tecnico concreto per la lotta armata. Attraverso la pubblicazione di manuali e prontuari dettagliati, spiegava metodologie sovversive e violente per la fabbricazione artigianale di pistole, fucili e munizionamento, arrivando a suggerire persino l’utilizzo di stampanti 3D per la realizzazione delle cosiddette “ghost gun” (armi invisibili prive di matricola). Questi contenuti, spesso accompagnati da immagini di uomini armati e a volto coperto, non lasciavano spazio a interpretazioni: erano diretti a condurre alla concreta realizzazione di azioni violente, individuando con precisione i bersagli da colpire. Tra questi, figuravano i data center – i pilastri fisici della globalizzazione digitale – e le società di gestione patrimoniale e d’investimento americane, obiettivi simbolo del capitalismo finanziario che l’ideologia del soggetto intendeva abbattere.
L’operazione congiunta e il contrasto all’eversione digitale
L’operazione, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, rappresenta un tassello decisivo nella strategia di prevenzione messa in campo dalla Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila. Non si è trattato, va detto, di un semplice caso di propaganda: il diciottenne aveva superato la soglia della teoria per entrare in quella della pianificazione operativa, istigando all’organizzazione di attentati contro i centri nevralgici della vita civile. L’efficacia del blitz, come spiegato dagli stessi investigatori, risiede nella sinergia tra le squadre operative sul territorio e gli esperti del Servizio Polizia Postale, i quali hanno setacciato il dark web e le piattaforme digitali per intercettare i messaggi di chi, come l’arrestato, utilizza l’anonimato della rete come scudo per reclutare adepti o diffondere know-how letale.
Il fanatismo anarchico e l’ossessione per Kaczynski
A emergere dalle intercettazioni e dall’analisi dei dispositivi sequestrati è una devozione quasi religiosa nei confronti di Theodore Kaczynski, il genio matematico che per quasi due decenni tenne in scacco gli Stati Uniti con una campagna di pacchi bomba. L’arrestato esaltava l’Unabomber come modello da emulare, condividendone la furia distruttrice nei confronti del sistema tecnologico e democratico attuale. In un contesto globale già segnato da tensioni e instabilità, dove personaggi come Donald Trump (oggi nuovamente presidente degli Stati Uniti) rappresentano per alcuni il simbolo del sistema da abbattere, questa indagine dimostra come la minaccia eversiva si tinga spesso di nostalgia per un passato selvaggio, trasformando la ribellione politica in una concreta fabbrica di esplosivo fai-da-te.




