I data center, tra sviluppo e rischi per l'energia
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Redazione Economia
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L’infrastruttura digitale, sulla quale ormai poggiano interi settori economici e sociali, ha un cuore pulsante e vorace: i data center, i quali, considerando il solo ambito dell’Unione europea, hanno consumato nel 2024 qualcosa come 70 terawattora di energia, secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia. Una cifra che, se da un lato testimonia l’inarrestabile espansione del cloud storage, dei social media, dell’intelligenza artificiale e dei servizi di streaming, dall’altro prefigura una crescita ancor più significativa, proiettata verso i 115 TWh entro il 2030. Si tratta di un’evoluzione che, sebbene necessaria per sostenere il progresso tecnologico, solleva interrogativi non più postponibili sull’impatto che avrà sulle reti elettriche e, di conseguenza, sui costi per gli utenti finali.
Gli investimenti e la geografia degli impianti
Proprio in questo contesto si inserisce l’ultimo, cospicuo, annuncio di A2A, il cui amministratore delegato Renato Mazzoncini ha spiegato le ragioni di un investimento da 1,6 miliardi di euro nei prossimi dieci anni. Il gruppo energetico lombardo, che non si limiterà a fornire elettricità agli impianti, punta a diventare un attore di primo piano in quelle strutture dove si concentrerà l’elaborazione dei dati fondamentali per lo sviluppo del digitale e, in particolare, dell’intelligenza artificiale. Una corsa frenetica, che ricorda una nuova corsa all’oro e che sta vedendo un’accelerazione degli investimenti a livello globale, dagli Stati Uniti alla Cina, passando per l’Europa; JPMorgan stima che i finanziamenti in infrastrutture per l’IA raggiungeranno la cifra di 5 trilioni di dollari entro il 2030, pur calcolando che un simile sforzo sarebbe sostenibile soltanto con ricavi aggiuntivi annui di 650 miliardi.
Il dibattito politico e i possibili squilibri
La partita, estremamente complessa, si gioca anche sul tavolo della politica nazionale, dove un acceso dibattito ha preso piede in Parlamento. Nel corso di un confronto in IX Commissione permanente, tenutosi il 12 novembre 2025, si è discusso una proposta di legge-delega al Governo in materia di organizzazione e sviluppo tecnologico dei centri di elaborazione dati, il cui obiettivo dichiarato era quello di semplificare le procedure autorizzative bilanciandole, tuttavia, con vincoli ambientali e fiscali stringenti. Un equilibrio delicato, che non ha placato le perplessità di alcuni osservatori, i quali esprimono grande preoccupazione per le dirette conseguenze di tali scelte.
Le criticità per il Mezzogiorno e le tecnologie emergenti
Proprio da un’analisi di BCS Consultancy emerge un dubbio cruciale: se, cioè, con il piano di “interesse nazionale” per energia e data center, l’Italia non stia di fatto penalizzando due elementi di potenziale crescita, ovvero i piccoli reattori nucleari modulari (SMR) e le regioni del Sud. Una focalizzazione degli investimenti in determinate aree geografiche, come il Nord Italia, rischia infatti di acuire gli squilibri territoriali esistenti, lasciando ai margini del processo di innovazione proprio quelle zone che potrebbero trarre i maggiori benefici da un rilancio infrastrutturale, mentre si trascura il contributo che tecnologie energetiche avanzate e di piccola taglia potrebbero offrire alla stabilità della rete.




