Trump rinvia l’ultimatum all’Iran e congela gli attacchi: il legame nascosto con l’Ucraina
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Redazione Esteri
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La Casa Bianca ha deciso di allentare, almeno temporaneamente, la morsa sulla Repubblica Islamica. Donald Trump, il presidente americano che torna a essere protagonista sulla scena internazionale, ha ufficializzato il rinvio al 6 aprile dell’ultimatum nei confronti di Teheran, sospendendo per ulteriori dieci giorni le operazioni militari mirate contro le infrastrutture energetiche del paese. Una scelta, questa, motivata dal tycoon con l’andamento “molto positivo” dei negoziati sottotraccia, sebbene la narrazione ufficiale presenti ancora crepe profonde: mentre Washington parla di aperture diplomatiche, il regime iraniano continua a negare l’esistenza di qualsiasi canale di confronto diretto con gli Stati Uniti. L’annuncio, giunto al termine di una delle sedute più tormentate per la borsa statunitense, solleva il velo su una strategia più ampia, che lega a doppio filo le sorti del Golfo a quelle del Donbass.
La partita globale tra Pechino, Riad e il Donbass
Mentre l’attenzione si concentra sul rinvio delle ostilità, lo scenario geopolitico rivela un allineamento sempre più evidente. La guerra in Ucraina e la crisi militare con l’Iran, infatti, non rappresentano più due fronti separati, ma stanno progressivamente convergendo in un unico, complesso confronto tra potenze globali. Un segnale inequivocabile in questa direzione arriva da Riad, dove Volodymyr Zelensky ha siglato un accordo di cooperazione strategica nel settore della Difesa con l’Arabia Saudita, un asse che rafforza Kiev nel momento in cui il sostegno occidentale mostra segni di affaticamento. Parallelamente, Teheran, stretta nella morsa della pressione israelo-americana, continua a ricevere componenti tecnologici strategici – in particolare chip – dal gigante asiatico, che si conferma un pilastro essenziale per la tenuta del regime sciita. È un quadro in cui la diplomazia si intreccia con le forniture belliche, e dove ogni mossa su un tabellino influenza inevitabilmente l’equilibrio sull’altro.
La Torres liquida il Livorno: il poker di Di Stefano nel primo quarto d’ora
Sullo sfondo di queste complesse dinamiche internazionali, il racconto si sposta al “Vanni Sanna”, dove la Torres ha regalato ai propri tifosi una prestazione di rara intensità. I rossoblù hanno letteralmente annichilito il Livorno nei primi quindici minuti di gioco, mettendo a segno tre reti che hanno di fatto chiuso la partita prima ancora che gli ospiti potessero organizzare una reazione. Il protagonista assoluto della giornata è stato Lorenzo Di Stefano, autore di una tripletta fulminea realizzata in poco più di un quarto d’ora: il primo gol al 7’, sfruttando un’azione sulla sinistra di Sorrentino, il secondo al 14’ dopo un errore banale di Hamlili in uscita, e il terzo appena sessanta secondi più tardi, finalizzando un assist di Sala. Una prestazione, quella del numero 16, che ha messo in luce la solidità del collettivo guidato da Greco, capace di gestire la partita nonostante il calo fisiologico nella ripresa.
Le parole di Greco e la reazione tardiva del Livorno
Il tecnico Alfonso Greco, nel commentare il successo, ha sottolineato l’importanza dell’approccio mentale mostrato dai suoi uomini. “Siamo partiti bene – ha spiegato l’allenatore – sfruttando immediatamente quelle tre o quattro occasioni che abbiamo creato, e da lì la partita è stata indirizzata”. Un avvio fulmineo che ha permesso ai sardi di giocare con maggiore serenità nella seconda frazione, nonostante il Livorno abbia provato a riaprire la contesa. Gli ospiti sono tornati a farsi vedere solo al 63’, quando Di Carmine ha trasformato un calcio di rigore concesso per un contatto in area su Dionisi. Greco ha ammesso un leggero abbassamento del baricentro nel secondo tempo, definendolo comunque un aspetto fisiologico vista l’energia spesa nel forcing iniziale, e ha evidenziato come, a parte il penalty, le occasioni per gli avversari siano state sostanzialmente nulle.




