Sorrenti e Amadeus, le serate vip al Nordest: «Con Fiorello faceva serata, io tagliai una ciocca ad Ambra»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un capitolo della vita notturna del nordest italiano si è definitivamente chiuso, lasciando dietro di sé un’eredità fatta di musica, incontri e frammenti di storia popolare. Il Nordest, discoteca di Caldogno nella provincia di Vicenza, ha annunciato con un post sulle proprie pagine social la cessazione dell’attività dopo cinquantadue anni ininterrotti di serate. La decisione, arrivata senza clamori, ha sollevato un moto di commozione e ricordi, generando petizioni e richieste per un’ultima celebrazione. Il locale, inaugurato nel 1974, è stato molto più di un semplice spazio dedicato al ballo; è stato un crocevia generazionale che ha attraversato decenni, modelli culturali e tendenze musicali, resistendo fino a diventare l’ultimo baluardo di un certo modo di intendere la notte in quell’area.
I ricordi di dj Gaggia e le voci del passato
Tra le voci che si levano a raccontare quel mondo ormai passato c’è quella di Luciano Sbalchiero, noto come dj Gaggia, che all’interno del Nordest ha vissuto la propria adolescenza prima come avventore e poi come deejay dietro la consolle. «Lì dentro ho vissuto la mia adolescenza», ha ricordato, sottolineando il ruolo fondamentale del fondatore Michele Piazza nel dargli la possibilità di esprimersi professionalmente. I suoi aneddoti, come molti altri che circolano in queste ore, tracciano il ritratto di un luogo che non era solo per il pubblico locale, ma capace di attrarre personaggi noti. «Con 500 euro di oggi, Fiorello faceva serata», ha rivelato il dj, gettando uno sguardo su un’epoca in cui il futuro showman, all’inizio della carriera, si esibiva per cifre oggi impensabili.
Episodi di una cronaca rosa e nera
Il racconto di Sbalchiero sfocia anche in episodi che legano il locale a fatti di cronaca, narrati con il rispetto dovuto e senza indugiare in dettagli superflui. Il dj ha rievocato, ad esempio, una serata in cui la modella Ambra Angiolini fu protagonista di un gesto emblematico della spensieratezza di quegli anni. «Tagliai al mixer una ciocca di capelli ad Ambra», ha raccontato, un gesto che oggi suonerebbe probabilmente fuori luogo ma che allora si inseriva in un clima di familiarità e trasgressione leggera. Episodi simili, uniti al passaggio di altre figure dello spettacolo come Amadeus e Sorrenti, contribuiscono a delineare il profilo di un locale che fu anche palcoscenico di micro-storie, talvolta finite agli onori delle cronache rosa, capaci di riflettere l’atmosfera di un’intera epoca.
Lo spegnersi di un’era nel vicentino
La chiusura del Nordest non rappresenta un evento isolato, bensì l’ultimo atto di un progressivo declino del panorama delle sale da ballo nella provincia berica. Il suo spegnersi segue, infatti, quello di altri templi del divertimento che hanno fatto la storia del territorio. Il Boom di Montecchio Maggiore, aperto nel 1969, chiuse i battenti nel 2004; il Ciao Ciao di Marano, anch’esso attivo dagli anni Settanta, terminò la propria attività nei primi anni Duemila. A questi si aggiungono il Palladium di Torri di Quartesolo e l’Expo di Altavilla, nomi che riecheggiano per chi ha vissuto quelle notti e che oggi testimoniano la fine di un modello di socialità. La pista del Nordest, dunque, non è solo silenziosa; è l’ultima di una lunga serie ad essere stata restituita al buio, portando con sé il frastuono allegro di generazioni che l’hanno calcata.




