Sicurezza informatica, perché le aziende italiane investono prima
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Redazione Economia
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La sicurezza informatica viene affrontata sempre più spesso dalle aziende prima che si verifichi un problema, perché un’interruzione dei sistemi può avere un costo molto superiore rispetto all’investimento necessario per prevenirla. È un cambiamento rispetto a quando la cybersecurity entrava nelle riunioni aziendali soprattutto dopo un incidente: la protezione di dati e infrastrutture viene ora considerata una necessità strutturale. Il punto non riguarda quindi soltanto la risposta agli attacchi, ma la capacità di intervenire in anticipo, rafforzando i sistemi prima che una vulnerabilità o un blocco operativo producano conseguenze più pesanti.
Cybersecurity, dalla risposta agli incidenti alla prevenzione
Il crescente peso della sicurezza informatica emerge anche dall’attenzione tornata sul comparto dopo un 2024 complicato. Il rallentamento della spesa IT e soprattutto il grave incidente di CrowdStrike del luglio di quell’anno, che provocò disservizi informatici su scala globale, avevano segnato una fase difficile. Ora il settore della cybersecurity sta vivendo una nuova stagione di forza in Borsa, sostenuto non soltanto dall’interesse degli investitori ma da un’esigenza che riguarda direttamente le imprese: proteggere dati, infrastrutture e continuità dei sistemi. Un’interruzione può infatti trasformarsi in un problema molto più costoso rispetto alle risorse destinate in precedenza alla protezione.
La differenza rispetto al passato sta proprio nel momento in cui il tema viene affrontato. La sicurezza non arriva più necessariamente dopo un problema già avvenuto, ma viene portata prima nelle decisioni aziendali, quando è ancora possibile intervenire sulle difese e ridurre l’esposizione. Questo spostamento mette al centro la prevenzione e rende la cybersecurity parte delle scelte operative legate alla continuità dei sistemi. L’investimento preventivo assume così un peso diverso: non viene descritto soltanto come una spesa tecnologica, ma come uno strumento per evitare interruzioni che possono avere conseguenze molto più rilevanti per l’attività.
Intelligenza artificiale e nuove vulnerabilità nei sistemi
A rendere più articolato il fronte della sicurezza contribuisce anche l’adozione dell’intelligenza artificiale agentica. Un recente report di Beazley Security evidenzia che questa tecnologia ha determinato un aumento del 36% delle nuove vulnerabilità scoperte, con l’effetto di sovraccaricare i sistemi di sicurezza attraverso una maggiore quantità di “rumore” di fondo. L’incremento delle falle non significa però che siano cambiate completamente le modalità con cui vengono condotti gli attacchi. Le tecniche utilizzate continuano infatti a poggiare in larga misura su elementi già noti, rendendo necessario mantenere alta l’attenzione anche sulle misure di protezione fondamentali.
Le credenziali compromesse restano infatti legate al 67% dei ransomware citati nel report, un dato che richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare le basi della sicurezza anche mentre aumentano le tecnologie più avanzate. L’espansione dell’IA introduce nuove vulnerabilità e rende più caotico il lavoro dei sistemi di protezione, ma non elimina i rischi tradizionali. Per le aziende diventa quindi centrale sia consolidare le difese già conosciute sia controllare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, evitando che l’adozione di nuovi strumenti allarghi ulteriormente la superficie esposta a problemi e attacchi.
Il rapporto tra intelligenza artificiale e cybersecurity mostra così due livelli che procedono contemporaneamente. Da una parte aumentano le vulnerabilità individuate e il volume di segnali che i sistemi di sicurezza devono gestire; dall’altra continuano a pesare modalità di attacco fondate sulla compromissione delle credenziali. È proprio questa sovrapposizione a spiegare perché la protezione venga affrontata sempre più spesso prima dell’incidente. Investire nella sicurezza informatica significa intervenire sulle fondamenta dei sistemi, mantenere il controllo sull’uso dell’IA e ridurre il rischio che un problema tecnico o un attacco provochi un’interruzione più costosa dell’azione preventiva.
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