Gianni Alemanno, il tribunale riconosce le “condizioni inumane” a Rebibbia: sconto di 39 giorni e uscita a fine giugno
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Redazione Interno
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La cella condivisa con altri cinque detenuti, lo spazio vitale ridotto a meno di tre metri quadrati e il sovraffollamento cronico che da anni attanaglia il penitenziario romano di Rebibbia. Sono questi, in sintesi, i presupposti che hanno spinto il tribunale di Sorveglianza della Capitale a concedere un beneficio previsto dall’ordinamento penitenziario a Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma, riducendogli la pena di 39 giorni. L’articolo 35-ter, che disciplina la detrazione per chi ha subito un pregiudizio durante la detenzione, è stato applicato in virtù della violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, quello che sancisce il divieto di trattamenti degradanti.
La decisione del tribunale e i numeri del sovraffollamento
Una determinatezza, quella del tribunale, che non lascia spazio a interpretazioni alternative: la richiesta presentata dal difensore, l’avvocato Edoardo Albertario, è stata accolta sulla base delle condizioni oggettive del carcere, dove la capienza regolamentare di mille posti è stata ampiamente superata dalle mille e settecento presenze effettive. In questo contesto, e l’ordinanza lo certifica senza mezzi termini, Alemanno ha scontato parte della sua condanna a un anno e dieci mesi (22 mesi, per la precisione) in uno spazio considerato al di sotto della soglia di dignità umana. Il beneficio, calcolato nella misura di un giorno di riduzione ogni dieci di detenzione patita in quelle condizioni, è stato quindi quantificato in trentanove giorni. Con questa decurtazione, la data della scarcerazione è stata ufficialmente fissata per il prossimo 24 giugno.
Dal “Mondo di Mezzo” alla revoca dei servizi sociali
L’ex primo cittadino, che ha sempre negato qualsiasi addebito relativistico alle consorterie criminali emerse nell’inchiesta “Mondo di Mezzo”, era stato assolto dalle accuse più gravi, come l’associazione mafiosa e la corruzione, ma una condanna per traffico di influenze illecite è diventata definitiva, portandolo dietro le sbarre. La sua detenzione, iniziata ufficialmente la notte del 31 dicembre del 2024, non è stata tuttavia la diretta conseguenza della sentenza, bensì una misura drastica adottata dopo la revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali. In quell’occasione, gli era stato contestato di essersi sostanzialmente sottratto agli impegni lavorativi e di solidarietà previsti dal programma, esibendo documentazione ritenuta falsa e frequentando, cosa ancora più grave agli occhi del giudice, un pregiudicato.
Una “piccola grande vittoria” che certifica il degrado
Le parole del difensore Albertario, che ha commentato il verdetto definendolo una “piccola grande vittoria”, spostano l’asse dell’attenzione dalla vicenda personale dell’imputato alla questione strutturale del sistema carcerario italiano. Il legale ha infatti sottolineato come l’accoglimento dell’istanza non sia rilevante tanto per lo sconto in sé, quanto per la certificazione ufficiale di un malessere che accomuna molti reclusi: condizioni detentive ritenute lesive della dignità umana, un “risarcimento” che arriva sotto forma di giorni sottratti al calendario di espiazione. Alemanno, che ha più volte denunciato lo stato dei luoghi attraverso lettere, ha dunque ottenuto il riconoscimento giudiziario di un disagio oggettivo, legato non a un trattamento soggettivo, ma alla cronica mancanza di spazio e risorse nella struttura romana.




