Gianni Alemanno resta a Rebibbia, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso
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Redazione Interno
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La permanenza in carcere di Gianni Alemanno trova un ulteriore, definitivo sigillo giudiziario. I giudici della Corte di Cassazione, infatti, hanno dichiarato inammissibile il ricorso straordinario presentato dai suoi legali, chiudendo così l'ultimo spiraglio legale immediatamente percorribile. L'ex sindaco di Roma, che si trova a scontare la pena nel penitenziario di Rebibbia, non otterrà dunque, almeno per il momento, la revisione della sua posizione, dopo che la misura alternativa dei servizi sociali gli fu revocata alla fine dello scorso anno, un provvedimento che ne determinò il ritorno in cella.
Le ragioni di un'istanza "bocciata"
La difesa aveva tentato una strada complessa, basando l'impugnazione sulla richiesta di revoca di una porzione della condanna, quella relativa al delitto di traffico di influenze per il quale è stato condannato a un anno e dieci mesi. Gli avvocati, in sostanza, sostenevano che l'abolizione del reato di abuso d'ufficio, avvenuta per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale, dovesse riverberarsi anche su quel capo d'imputazione, invocando il principio della cosiddetta 'abolitio criminis'. Una tesi che non ha convinto i giudici di legittimità, i quali, già nel gennaio scorso, con una pronuncia della Prima Sezione Penale, avevano respinto una prima analoga istanza, confermando la validità della sentenza di condanna emessa in Appello.
Il percorso giudiziario e il contesto dell'inchiesta
La vicenda, che ha il suo nucleo in una condanna per traffico di influenze, affonda le radici in uno dei molteplici filoni dell'inchiesta "Mondo di mezzo", un procedimento che ha scandagliato, con risultati spesso eclatanti, intrecci tra affari, politica e malavita nella capitale. La revoca dei servizi sociali, decisa dal Tribunale di Sorveglianza, fu motivata dalla violazione delle prescrizioni, nello specifico per avere Alemanno mantenuto contatti con un pregiudicato, circostanza che giudicarono incompatibile con la concessione di una misura alternativa al carcere.
Gli sviluppi processuali e la situazione attuale
Con la pronuncia odierna, che definisce l'ultimo ricorso come inammissibile, si archivia dunque un ulteriore capitolo della lunga battaglia legale. La decisione della Suprema Corte, sebbene non entri nel merito delle argomentazioni sollevate dalla difesa, ne nega l'accesso a un riesame, lasciando intatta la condanna e di conseguenza la sua esecuzione nella forma detentiva attuale. Alemanno, figura di spicco della destra romana e nazionale, già ministro in governi di centrodestra, continua quindi a scontare la pena nel carcere romano, mentre il procedimento principale da cui tutto è scaturito mantiene il suo posto nelle cronache giudiziarie della città.




