Zapatero, il dossier americano che terrorizza l’Europa: ora i leader anti-Trump tremano

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nelle cancellerie europee, ormai da diverse ore, circola una battuta diventata improvvisamente drammatica: "Il problema non è perdere le elezioni. Il problema è finire nel radar americano". Ed è esattamente questo il clima di gelo e sospensione che si respira tra Bruxelles, Madrid, Parigi e perfino Roma, da quando è esploso il caso che sta travolgendo l’ex premier socialista spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il padre politico di Pedro Sánchez. Perché a far tremare i palazzi del potere, al di là dei singoli reati contestati, è l’ombra lunga degli Stati Uniti.

L’inchiesta che ha portato alla perquisizione dello studio di Zapatero non è solo una faccenda spagnola: è sostenuta, secondo quanto si legge nei report investigativi, da un supporto diretto del Dipartimento per la Sicurezza Interna americano. In altre parole, Washington ha acceso un faro, e nella nuova era trumpiana, nessun leader europeo può sentirsi davvero al sicuro.

Il tesoro nella cassaforte e l’ombra di Washington

A innescare la bufera giudiziaria – che ha portato gli agenti della Guardia Civil nella sede del Psoe a Madrid – è stato il ritrovamento di un vero e proprio scrigno nell’ufficio privato di Zapatero. Centotre pezzi tra collier di smeraldi, orecchini di rubini e orologi da collezione, per un valore stimato tra i due e i tre milioni di euro, erano custoditi in una cassaforte a prova di bomba.

La segretaria storica dell’ex premier ha provato a smorzare la portata del ritrovamento, parlando di eredità della moglie o di doni ricevuti durante vi ufficiali, ma per i magistrati – che indagano per organizzazione criminale, falsità documentale e traffico di influenze – si tratta di un tassello decisivo.

Tuttavia, ciò che trasforma uno scandalo locale in una crisi internazionale è il binario parallelo dell’indagine: il coinvolgimento dell’Homeland Security viene letto come un avvertimento preventivo per tutti quei governi che hanno avuto il coraggio, o la leggerezza, di sfidare l’asse Washington-Tel Aviv.

Pedro Sánchez sotto scacco tra difesa e pressioni

Il premier spagnolo, sorpreso in questi giorni dalla bufera mentre si trovava in visita istituzionale a Roma (senza incontrare Giorgia Meloni, ma tenendo una conferenza stampa e incontrando Papa Leone XIV), ha scelto una linea difensiva rischiosa. "Ho letto le carte e lo appoggio", ha dichiarato Sánchez, ribadendo la sua "piena collaborazione con la giustizia" ma anche il "pieno sostegno" al suo mentore. Questa posizione, che i legali giustificano con il rispetto della presunzione di innocenza, ha però scatenato l’ira dell’opposizione.

Il Partito Popolare, guidato da Alberto Núñez Feijóo, parla ormai di una "situazione di agonia" per l’esecutivo, chiedendo elezioni anticipate con un’insistenza che cresce di ora in ora. Anche all’interno del Partito Socialista non mancano i mal di pancia: l’inchiesta colpisce il "guru" della sinistra europea, colui che ritirò le truppe dall’Iraq e introdusse il matrimonio egualitario nel 2005, danneggiando l’immagine progressista del governo.

L’avvertimento ai governi europei: la paura del "libro nero"

Secondo fonti diplomatiche citate nei rapporti internazionali, il vero messaggio non è diretto solo a Zapatero o a Sánchez. Il bersaglio politico reale di questa operazione – che vede la cooperazione tra polizia spagnola e apparati americani – sarebbe molto più ampio. Pedro Sánchez è stato uno dei pochi leader europei a negare agli Stati Uniti l’uso pieno delle basi di Rota e Morón durante le recenti operazioni contro l’Iran, e ha mantenuto una linea critica verso Israele in momenti poco diplomatici.

Ebbene, la lezione che arriva da Madrid è brutale: il confine tra geopolitica, dossier giudiziari e ricatto finanziario è divenuto sottilissimo nelle mani di un’amministrazione Trump che dispone di una massa gigantesca di informazioni bancarie e digitali accumulate in anni di cooperazione. La paura che serpeggia nelle cancellerie, dunque, non è la sconfitta elettorale: è finire nel "libro nero" americano.

Perché quando FBI, Cia e Tesoro iniziano a condividere materiale con le procure europee, il rischio politico diventa devastante, e nessuno – specie chi ha avuto rapporti opachi con oligarchie o con il Venezuela di Maduro – può dormire sonni tranquilli.

L’inchiesta Plus Ultra e i legami internazionali

Al cuore delle accuse penali contro Zapatero non ci sono solo i gioielli, ma il salvataggio della compagnia aerea "Plus Ultra". Nel 2021, durante la pandemia, il governo spagnolo stanziò 53 milioni di euro per salvare questo vettore low cost, una cifra sproporzionata se si considera la sua irrilevanza nel mercato nazionale. Il giudice José Luis Calama sospetta che Zapatero fosse al vertice di un network illecito per ottenere tangenti da questo salvataggio, con ramificazioni che si estendono dal Venezuela alla Cina.

Una cartellina trovata nello studio, denominata "Análisis Relevante", sarebbe collegata a una società di consulenza riconducibile persino alle figlie dell’ex premier. Questi intrecci internazionali non fanno che alimentare la tensione nei palazzi europei: se il Dipartimento di Sicurezza interna degli Stati Uniti ha fornito gli elementi decisivi per arrivare a tanto, significa che nessuna transazione opaca può più considerarsi al riparo da uno sguardo esterno, politicamente orientato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.