Benzinai pronti allo sciopero: "Il ddl di riforma non resti nei cassetti del Mimit"
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Redazione Interno
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I gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti hanno ufficialmente proclamato lo stato di agitazione, preannunciando la possibilità di ricorrere allo sciopero con chiusure prolungate degli impianti, qualora il disegno di legge di riforma del settore continui a rimanere bloccato negli uffici del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
La tensione, che monta ormai da mesi all'interno della filiera, è esplosa nelle ultime ore con un durissimo comunicato congiunto firmato da Faib e Fegica, le due principali associazioni di categoria, che parlano di "incomprensibili ritardi" nell'iter di approvazione del testo, un provvedimento atteso e sollecitato da tempo.
Le parole delle associazioni
Secondo quanto si legge nella nota diffusa dalle organizzazioni, i rappresentanti dei benzinai si sarebbero visti costretti, loro malgrado, ad alzare il livello dello scontro per cercare di smuovere le acque di un governo che, nonostante gli annunci e le tavole rotonde degli anni precedenti, non ha ancora portato il provvedimento all'esame del Consiglio dei ministri.
Il testo, che le associazioni definiscono "faticosamente messo a punto" dopo estenuanti trattative con tutti gli attori della filiera, rappresenterebbe un punto di equilibrio irrinunciabile per garantire il rilancio e la trasparenza di un comparto strategico per l'economia nazionale. I gestori, che già in passato avevano manifestato il loro disappunto per la lentezza della macchina amministrativa, sottolineano come il provvedimento sia stato condiviso da tutti gli operatori, un aspetto che renderebbe ancora più inspiegabili i continui rinvii.
Le accuse ai presunti ostacoli
Nella stessa nota, Faib e Fegica fanno riferimento all'esistenza di soggetti non meglio identificati che, secondo la loro lettura, starebbero deliberatamente ostacolando il percorso del disegno di legge, alimentando un clima di incertezza che rischia di compromettere la stabilità economica di migliaia di famiglie che vivono della gestione degli impianti. Questa accusa, sebbene formulata in termini generici e senza l'indicazione di nomi o ruoli specifici, getta ombre sulle reali volontà politiche che si muoverebbero dietro le quinte del dicastero guidato dal ministro.
I rappresentanti dei benzinai, tuttavia, non entrano nel merito delle presunte manovre di palazzo, limitandosi a chiedere al governo un gesto di chiarezza e di responsabilità: portare il testo in Cdm entro tempi ragionevoli, scongiurando così l'impiego di misure di protesta che avrebbero inevitabili ripercussioni sul traffico e sulla quotidianità degli automobilisti italiani.
Le prospettive di una protesta
La minaccia dello sciopero, che per ora resta circoscritta a uno stato di agitazione formale, rappresenta un'escalation significativa rispetto alle precedenti rimostranze verbali. I sindacati di categoria hanno fatto sapere che la mobilitazione potrebbe tradursi in una chiusura prolungata degli impianti, una prospettiva che nessuno degli attori in campo, a cominciare dagli stessi gestori, auspica realmente, ma che viene agitata come ultima ratio per forzare la mano al legislatore.
La riforma, di cui non sono stati resi noti i dettagli tecnici definitivi, dovrebbe intervenire su diversi fronti, dalla revisione dei margini di guadagno alla trasparenza dei prezzi, fino alla riorganizzazione della rete distributiva, ma il suo iter è rimasto impantanato nei meandri burocratici del Mimit sin dall'epoca in cui il provvedimento era stato annunciato, alla fine del 2023, suscitando grandi aspettative tra gli addetti ai lavori che ora si sentono traditi.
Il pressing delle sigle sindacali, che si dicono "ancora una volta costrette" a denunciare l'immobilismo, pone il governo di fronte a una scelta obbligata: accelerare l'iter parlamentare del provvedimento o affrontare una protesta che rischierebbe di paralizzare uno dei servizi essenziali per la mobilità del Paese.
Per il momento, dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy non sono giunte repliche ufficiali alle accuse e alle richieste di incontro avanzate dai rappresentanti dei distributori, mentre le associazioni annunciano che nelle prossime ore valuteranno le iniziative da intraprendere per dare attuazione pratica allo stato di agitazione proclamato.




