Carburanti, gestori in agitazione: "Pronti allo sciopero se il ddl resta al Mimit"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I gestori dei distributori di carburanti alzano il tono dello scontro con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, proclamando lo stato di agitazione e minacciando, qualora il disegno di legge di riforma del settore continui a rimanere nei cassetti del dicastero guidato da Adolfo Urso, di arrivare fino allo sciopero con la chiusura prolungata degli impianti.

A lanciare l'ultimatum, attraverso una nota congiunta, sono le principali associazioni di categoria, Faib e Fegica, che denunciano l'ennesimo rinvio di un provvedimento definito "faticosamente messo a punto e condiviso da tutti gli operatori".

I ritardi del Mimit e la richiesta di approvazione in Cdm

Secondo quanto riportato nella nota diffusa dalle due organizzazioni, il testo del Ddl sarebbe ormai pronto e pronto per essere sottoposto all'approvazione del Consiglio dei ministri, ma il passaggio decisivo continua a essere rinviato per ragioni che Faib e Fegica definiscono "incomprensibili". Le associazioni sottolineano come la bozza sia il frutto di un lungo lavoro di confronto, che aveva portato a un'intesa condivisa tra tutte le parti coinvolte nella filiera, e che il suo blocco rappresenti un ostacolo ormai insostenibile per la categoria.

La richiesta, pertanto, è quella di un passaggio immediato in sede governativa, per evitare che il provvedimento venga accantonato definitivamente.

La mobilitazione e le possibili conseguenze

Per sostenere la rivendicazione, Faib e Fegica hanno deciso di mettere in stato di mobilitazione l'intera categoria, preannunciando che la protesta potrebbe tradursi in forme di lotta dura, tra cui una chiusura prolungata degli impianti. Pur non essendo stati ancora definiti i tempi e le modalità dell'eventuale agitazione, le sigle sindacali hanno fatto sapere di essere pronte a ricorrere allo sciopero qualora il ministero non dia riscontro alle loro richieste.

L'obiettivo dichiarato è quello di esercitare una pressione diretta sull'esecutivo, affinché il Ddl venga calendarizzato senza ulteriori indugi.

Le accuse a soggetti esterni e il contesto della riforma

Nella nota, i gestori fanno riferimento anche all'esistenza di soggetti non meglio identificati che starebbero ostacolando l'iter del provvedimento, senza tuttavia fornire nomi o dettagli specifici su queste presunte interferenze. Il disegno di legge, annunciato già nel 2023, era stato presentato come una riforma strutturale necessaria per ridisegnare la rete di distribuzione dei carburanti in Italia, intervenendo su criteri di efficienza, trasparenza e concorrenza.

L'impasse attuale, secondo le associazioni, rischia di vanificare mesi di trattative e di compromettere la competitività di un settore già provato dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali e dalle tensioni del mercato energetico.

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