Le Big Tech nel mirino di 3.300 cause per dipendenza dei minori: via libera dalla corte d'appello

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La battaglia legale che vede contrapposte le grandi piattaforme digitali e migliaia di famiglie statunitensi ha superato un ostacolo decisivo. Una corte d'appello federale, quella del Nono circuito con sede in California, ha infatti stabilito che le oltre 3.000 cause intentate contro colossi come Meta, Google, TikTok e Snapchat possono procedere verso una fase istruttoria.

La decisione, che arriva cinque mesi dopo una pronuncia storica di un tribunale del New Mexico, rappresenta un punto di svolta nel lungo contenzioso che contesta alle aziende tecnologiche di aver deliberatamente progettato i propri algoritmi per creare dipendenza, con conseguenze devastanti sulla salute mentale delle fasce più giovani della popolazione, esponendo bambini e adolescenti a rischi psicologici e sociali di cui le stesse società sarebbero pienamente consapevoli.

Il peso di un contenzioso da 3.300 parti

Sono ben 3.300 i querelanti che si preparano a battersi nelle aule del tribunale di Oakland, un numero impressionante che include non solo singoli individui e famiglie, ma anche interi Stati federati, municipalità e distretti scolastici. La protesta collettiva contro i social media e il loro disinteresse, o peggio la loro complicità, nei confronti della deriva psicologica in cui finiscono intrappolati i più giovani sembra ormai inarrestabile.

La sezione 230, la norma che tradizionalmente ha blindato le piattaforme dalle responsabilità sui contenuti pubblicati dagli utenti, non sembra più sufficiente a metterle al riparo da questo tipo di accuse, che si concentrano non sul contenuto, ma sulla natura stessa del prodotto e sulla sua pericolosa ingegneria comportamentale, come sottolineano gli atti depositati presso la corte.

Il precedente del New Mexico e la sentenza del 10 agosto

Il via libera del Nono circuito, giunto con un provvedimento datato 10 agosto, ha respinto il tentativo di Meta, TikTok e delle altre società convenute di ottenere una revisione immediata delle decisioni del tribunale di primo grado, che aveva già mantenuto in vita una parte sostanziosa delle accuse. Solo pochi giorni prima, un tribunale del New Mexico aveva emesso una sentenza considerata storica, ordinando a Meta, la società madre di Instagram e Facebook, di pagare la cifra record di 567 milioni di dollari per porre rimedio ai danni causati alle giovani utenti.

In quell'occasione, era stato accertato che i social del colosso di Mark Zuckerberg avevano danneggiato la salute mentale dei bambini e, fatto ancor più grave, avevano nascosto informazioni relative allo sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme. Questi due episodi giudiziari, strettamente concatenati, hanno creato un precedente giuridico che rende le grandi aziende della Silicon Valley più vulnerabili che mai sul terreno della responsabilità civile.

Le accuse e le implicazioni per Meta, Google, TikTok e Snap

Il cuore dell'accusa, come spiegato dal professor Salvatore Sica, ordinario di Diritto privato nell'Università di Salerno, è che le piattaforme abbiano creato consapevolmente dei meccanismi di dipendenza, con l'obiettivo di massimizzare il tempo di permanenza degli utenti, in particolare degli adolescenti, a scapito della loro incolumità psicologica.

La corte d'appello del Nono circuito, che esamina i ricorsi provenienti da nove Stati occidentali tra cui la California dove i procedimenti sono stati riuniti, ha riconosciuto la fondatezza di queste tesi, permettendo alle migliaia di querelanti di portare avanti le proprie accuse e chiedere conto alle Big Tech degli effetti nefasti dei loro prodotti.

Al centro del contendere, oltre a Meta, finiscono Alphabet con YouTube, ByteDance con TikTok e Snap con la sua omonima app di messaggistica effimera, tutte accusate di aver sacrificato la tutela dei minori sull'altare del profitto, nascondendo dati e studi interni che avrebbero potuto allertare le autorità e i genitori sui reali rischi di un utilizzo massiccio e non regolato dei social network.

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