Leapmotor T03, l’elettrica “tartaruga” che sta rivoluzionando le vendite in Italia
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Redazione Economia
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Nell’affollato panorama delle city car a batteria, dove spesso l’estetica grintosa o le prestazioni sportive fanno da padrone, la Leapmotor T03 arriva come una sorta di anomalia di mercato. Piccola, dal design volutamente semplice – quasi anonimo per certi versi – e con un prezzo d’attacco che sfiora i 15.900 euro, questa utilitaria cinese (ora sotto l’egida del colosso Stellantis) ha rotto gli equilibri del settore. Non si tratta di un’arrivata qualsiasi, ma della vettura elettrica più venduta in Italia in questa prima parte del 2026, un dato che ha dell’incredibile se si considera che fino a poco tempo fa il brand era praticamente sconosciuto sulle nostre strade. Ad aprile, il marchio ha registrato una crescita delle immatricolazioni del 1.300% rispetto all’anno precedente, portando a casa il 33,5% dell’intero mercato dei modelli a zero emissioni. Insomma, una macchina su tre elettriche vendute oggi ha quel musetto tondo e quella carrozzeria compatta, un fenomeno che ha lasciato interdetti molti analisti e, probabilmente, anche i diretti concorrenti.
Perché la “Lippina” piace così tanto?
La risposta a questo successo, che molti definiscono inatteso, risiede in una formula antica quanto il mercato: il rapporto qualità-prezzo. Sotto il cofano (anteriormente, per la precisione) troviamo un motore elettrico da 70 kW (pari a circa 95 cavalli), capace di scattare da 0 a 50 km/h in soli 3,7 secondi – una dote che in città fa la differenza a ogni semaforo. La batteria da 37,3 kWh garantisce un’autonomia di circa 265 chilometri nel ciclo WLTP, cifra più che onesta per un’auto pensata per il tragitto casa-lavoro o la spola quotidiana. E qui viene il bello: chi la usa racconta di consumi reali che rasentano gli 11 kWh per 100 km, un’economia che con i prezzi attuali dei carburanti tradizionali rende la benzina un ricordo costoso. A ciò si aggiunge la manutenzione minima tipica delle EV e una dotazione di serie sorprendente per la categoria: tetto panoramico apribile, clima automatico e un ampio schermo da 10 pollici che – nonostante qualche malfunzionamento iniziale sulla radio DAB – centralizza tutte le funzioni dell’auto. Paragonandola alla sua rivale diretta, la Dacia Spring, la Leapmotor offre più potenza, una ricarica rapida in corrente continua (dal 30% all’80% in circa 36 minuti) internamente più curata; la Spring, pur essendo più scattante nello scatto da fermo e avendo un bagagliaio leggermente più capiente, paga dazio con materiali più spartani e una guida generalmente più rumorosa in autostrada.
La strategia della tartaruga (e i dubbi da risolvere)
A citare la celebre favola di Esopo – quella della lepre e della tartaruga – è stato Jiangming Zhu, fondatore di Leapmotor, per spiegare l’approccio dell’azienda. «Non serve correre, bisogna avere costanza, determinazione e umiltà. Alla fine, i risultati arrivano», ha dichiarato l’ingegnere cinquantanovenne, paragonando la sua creatura al lento ma inarrestabile rettile. E in effetti i numeri gli danno ragione, sebbene su strada non tutto sia oro colato. I primi proprietari italiani, dopo i primi mille chilometri, hanno sollevato alcune critiche precise. La prima è la posizione dello schermo dell’infotainment, giudicata scomoda e troppo in basso rispetto alla visuale di guida; la seconda, più tecnica, riguarda la radio DAB: pare che molte vetture soffrano di un problema legato all’antenna posteriore, un difetto che secondo le officine autorizzate verrà risolto solo con un aggiornamento software previsto per l’estate. Inoltre, per chi cerca un’auto da portare in autostrada con frequenza, la velocità massima limitata a 130 km/h – per quanto ineccepibile dal punto di vista legale – e la potenza di ricarica in AC limitata a circa 6 kW trasformano le soste lunghe ai colonnini in un esercizio di pazienza.
Concorrenza e fenomeno commerciale
Il confronto con la Dacia Spring è inevitabile, dato che entrambe si giocano il titolo di “regine delle low-cost elettriche”. Se la Spring è stata una pioniera, capace di sdoganare l’elettrico per le masse con un prezzo aggressivo, la Leapmotor T03 rappresenta l’evoluzione di quel concetto. Offre una batteria più capiente (37,3 kWh contro i circa 27 della rivale), una ripresa migliore per i sorpassi extraurbani e una silenziosità di marcia superiore, grazie a un isolamento dell’abitacolo più accurato. Dall’altro lato, la Dacia mantiene il vantaggio di un bagagliaio più fruibile e di una tecnologia forse meno “soggetta a bug”, considerando che i sistemi di assistenza alla guida del modello cinese – sebbene presenti in grande quantità – sono stati descritti da alcuni tester come eccessivamente invadenti a causa dei continui segnali acustici, tanto da risultare a tratti controproducenti. Insomma, se la Spring è la scelta furba e collaudata, la T03 è la scommessa tecnologicamente più avanzata ma ancora in fase di “rodaggio” software.
L’effetto Stellantis e la leadership silenziosa
A rendere possibile questa invasione pacifica ci ha pensato la joint venture con Stellantis, che detiene il 51% di Leapmotor International. Questo matrimonio, siglato a fine 2023, ha permesso al marchio cinese di bypassare i normali problemi logistici: in poco più di un anno e mezzo, la rete di vendita è già capillare, con oltre 850 punti tra vendita e assistenza sparsi per l’Europa. Attualmente, la T03 non solo domina la classifica delle EV, ma – dato ancora più sorprendente – si è piazzata al terzo posto nella classifica generale delle vendite totali italiane nel mese di aprile, preceduta soltanto da monumenti del mercato come la Fiat Pandina e la Jeep Avenger. Un risultato che assume i contorni dell’epopea se si pensa che stiamo parlando di una quattro posti lunga appena 3,62 metri, nata in un mercato asiatico ipercompetitivo. La vera sfida, ora, non sarà tanto continuare a vendere, quanto dimostrare che la “tartaruga” ha le gambe per correre ancora a lungo senza intoppi meccanici o cali di qualità nel post-vendita.




