Maxi truffa sui bonus edilizi, sequestro da 10,5 milioni della Gdf: sette indagati anche in puglia
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Redazione Interno
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Non c’è stato bisogno di particolari artifici, a quanto pare, per intascare indebitamente denaro pubblico sfruttando le maglie larghe dei bonus edilizi. La Guardia di Finanza di Napoli, al termine di indagini coordinate dalla Procura di Nola, ha notificato un decreto di sequestro preventivo d’urgenza – convalidato dal Gip – che raggiunge un ammontare complessivo di 10.550.971,25 euro. Sette le persone fisiche finite nel registro degli indagati, assieme a tre società, i cui vertici, a vario titolo, avrebbero messo in piedi un sistema fraudolento articolato su più regioni: Campania, Emilia Romagna, Puglia, Piemonte e Toscana. I sigilli, in tal senso, sono scattati anche nel territorio pugliese, senza però che le cronache locali abbiano ancora fornito dettagli sui soggetti o le imprese specifiche colpite dal provvedimento.
Le denunce dei condòmini e i crediti fantasma nel cassetto fiscale
Tutto è partito da un’anomalia, segnalata da un centinaio di condòmini residenti in due parchi residenziali di Casalnuovo di Napoli. Questi cittadini, controllando i propri «cassetti fiscali», si sono trovati accreditati – loro malgrado – una serie di crediti d’imposta ceduti da terzi, relativi a lavori di ristrutturazione ed efficientamento energetico. Peccato che gli interventi, nella realtà, fossero stati eseguiti in modo approssimativo se non addirittura mai completati; la documentazione che ne attestava la fine dei lavori, secondo gli inquirenti, era falsa. I finanzieri della Compagnia di Casalnuovo, raccolte le denunce, hanno così ricostruito una filiera di false fatture, attestazioni non veritiere e cessioni illecite di crediti, che di fatto ha permesso agli indagati di monetizzare bonus edilizi mai maturati.
Le contestazioni e il quadro giudiziario: dalla truffa all’autoriciclaggio
Il provvedimento notificato in queste ore si inserisce in un quadro investigativo più ampio, che non riguarda soltanto l’area napoletana. Un fronte analogo, per dire, si è aperto in Calabria: a Cosenza, la Procura ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per una cinquantina di persone, coinvolte in un’altra presunta maxi truffa legata al Superbonus 110%. L’ipotesi accusatoria, in quel contesto, spazia dalla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche all’associazione per delinquere, fino all’autoriciclaggio – circostanza che rivela la capacità degli indagati, stando alla tesi dell’accusa, di aver reintrodotto nel circuito economico legale i proventi illeciti. Il GUP Letizia Benigno è chiamato a valutare la richiesta nell’udienza preliminare fissata per il 13 aprile 2026.
Il meccanismo della frode e il ruolo della Guardia di Finanza
I militari del comando provinciale di Napoli, in particolare, hanno eseguito un decreto che definiscono «urgente» – il che sottolinea la necessità di bloccare immediatamente disponibilità finanziarie ancora nella disponibilità degli indagati, per evitare che venissero disperse o ulteriormente occultate. Le investigazioni hanno evidenziato come i crediti d’imposta, generati da interventi edilizi mai realmente effettuati, venissero ceduti a soggetti terzi – spesso ignari – oppure utilizzati in compensazione di debiti fiscali veri. In questo modo, lo Stato ha di fatto finanziato lavori inesistenti, erogando benefici per oltre 10 milioni e mezzo di euro. Le regioni coinvolte, tutte a forte densità di cantieri trainati dal Superbonus e dagli altri incentivi (dall’Ecobonus al Sismabonus), indicano una capillarità del fenomeno che le Fiamme Gialle stanno cercando di arginare con indagini patrimoniali e incroci tra banche dati. Nessuna delle sette persone indagate, al momento, risulta sottoposta a misure cautelari personali, fermo restando il sequestro delle somme e dei beni ritenuti di provenienza illecita.




