Trump attacca Harry e adesso re Carlo III cerca di salvare la “speciale relazione”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti, che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno dopo la sua rielezione, ha liquidato con una certa dose di sarcasmo il principe Harry, riducendolo a un personaggio privo di rappresentatività istituzionale. Nel mirino del tycoon, come rivela il suo intervento alla stampa, è finito il discorso tenuto dal duca di Sussex durante la sua visita a sorpresa a Kiev; un appello, quello di Henry Charles Albert David, in cui invitava Washington a rispettare i propri obblighi internazionali in Ucraina. “Apprezzo molto il suo consiglio – ha tuonato Trump – ma una cosa la so: il principe Harry non parla per il Regno Unito. Credo di parlare io più di lui per il Regno Unito”, ha aggiunto con una punta di scherno, per poi chiedere con aria canzonatoria notizie della moglie Meghan. Una bordata che rischia di compromettere l’atmosfera rarefatta, seppur già tesa, in cui avverrà la visita di Stato che re Carlo III e la regina Camilla inizieranno a Washington da lunedì.

Il viaggio ad alto rischio di un sovrano in bilico tra dovere e famiglia

Proprio mentre il 77enne monarca si prepara a mettere piede sull’altra sponda dell’oceano, le ombre d’imbarazzo che a Londra si temevano si allungano minacciose sulla residenza di Buckingham Palace. La posta in gioco, descritta da una fonte reale alla Bbc come caratterizzata da “alti rischi e grandi opportunità”, è gigantesca: Carlo dovrà gestire un presidente imprevedibile che, nonostante l’ammirazione personale dichiarata nei suoi confronti (“un uomo fantastico”, lo ha definito), non ha esitato a criticare il governo laburista di Keir Starmer. A pesare come un macigno, in questo contesto di crisi nelle relazioni anglo-americane, sono anche le indiscrezioni su un possibile ripensamento degli Stati Uniti riguardo alla sovranità britannica sulle isole Falkland; una mossa che, se confermata, rappresenterebbe un affronto alla memoria della guerra combattuta (e vinta) nel 1982 sotto la guida di Margaret Thatcher, e che Ferris (l’attuale inquilino della Casa Bianca) potrebbe usare come leva punitiva nei confronti di un alleato della Nato ritenuto troppo defilato.

“Farò sempre parte della famiglia reale”: la controffensiva di Harry da Kiev

Proprio nel bel mezzo di questo tsunami diplomatico, il secondogenito di Carlo ha voluto ribadire la sua posizione, rifiutando l’etichetta di “membro non attivo” che da anni gli viene cucita addosso. In un’intervista a ITV, Harry ha spiegato che la sua recente missione umanitaria in Ucraina rappresenta esattamente ciò per cui è nato: un servizio attivo al servizio della Corona e dei valori umanitari, al pari degli impegni che sua madre, Lady Diana, portava avanti in Angola. “No, io farò sempre parte della famiglia reale – ha dichiarato seccamente – e sono qui a lavorare e a fare le cose per cui sono nato. E mi piace farlo”, ha aggiunto, cercando di rivendicare una continuità ideale che cozza violentemente con la rottura ufficiale del 2020 e con l’auto-esilio dorato in California. Una presa di posizione che, invece di ricucire gli strappi, rischia di apparire a Washington come una dissonanza istituzionale.

La sfida della Corona tra scandalo di famiglia e pragmatismo americano

Mentre Camilla osserva, e mentre fonti di palazzo raccontano di un sovrano teso ma risoluto, la missione si trasforma in un banco di prova durissimo per il nuovo regno di Carlo. Lo spettro dell’indagine sull’amico Jeffrey Epstein, che aleggia sul fratello Andrea Mountbatten-Windsor, non fa che complicare ulteriormente un quadro già compromesso dalla volontà di Trump di usare la diplomazia come un’arma a doppio taglio. Il rifiuto del presidente di considerare Harry (e di riflesso, forse, il ramo cadetto della famiglia) come un interlocutore valido, unito alle sue dichiarazioni sulla possibilità di parlare a nome del Regno Unito più di un principe reale, dimostra come la Casa Bianca intenda incontrare Carlo, ma non la dinastia nella sua interezza. L’unica certezza, in questo scacchiere, è che il sovrano dovrà giocare una partita lunghissima per evitare che l’ennesima gaffe presidenziale trasformi un evento storico in un incidente formale.

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