La svolta di Tianjin e il nuovo ordine mondiale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Le mosse unilaterali dell’amministrazione Trump, il cui effetto – sebbene non l’intenzione – è stato quello di spingere potenze storiche verso una convergenza inedita, trovano a Tianjin il loro punto di arrivo più significativo. Il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), che ha riunito leader da un’area vastissima, ha infatti approvato una strategia comune per il decennio 2026-2035, un piano ambizioso che spazia dalla creazione di una banca di sviluppo indipendente alla promozione dell’uso di monete locali negli scambi, fino all’allestimento di nuovi corridoi energetici e commerciali. Una visione di lungo periodo, quella delineata in Cina, che sembra rispondere con fatti concreti a ciò che molti analisti definiscono ormai un “vuoto” di leadership occidentale.

In un contesto globale dove l’architettura del diritto internazionale e delle istituzioni sovranazionali appare sempre più indebolita – una demolizione progressiva a cui l’Occidente stesso ha contribuito –, l’iniziativa dei paesi Sco guadagnava un peso particolare. Senza ricorrere a proclami eclatanti, il vertice ha lavorato alla costruzione di un paradigma alternativo, fondato su una cooperazione economica e strategica multilaterale che esclude deliberatamente il dollaro come perno unico. L’enfasi posta sulle valute locali e su un sistema finanziario parallelo non è una semplice questione tecnica, ma rappresenta la volontà precisa di ridisegnare gli equilibri di potere planetari, svincolandosi da un modello egemonico percepito come instabile e ormai poco affidabile.

Questa transizione verso un ordine multipolare, che si sviluppa in un arco temporale lungo – come insegnano le cicliche teorie braudeliane sulla storia –, sembra dunque aver trovato a Tianjin un acceleratore decisivo. Mentre gli Stati Uniti, sotto la presidenza Trump, sono impegnati in intricate battaglie giudiziarie interne che mettono in discussione gran parte delle sue politiche, l’Oriente pianifica con metodo il futuro. La Sco, che include tra i suoi membri Cina, Russia, India e diverse nazioni centroasiatiche, dimostra come il capitalismo di Stato e i modelli di governance cosiddetti “autocratici” possano coordinarsi con successo, creando un blocco coeso in grado di competere su scala globale.

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