Macellazione clandestina di cavalli nel crotonese, un arresto e cinque denunce
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Redazione Interno
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I carabinieri del Nas di Cosenza hanno portato alla luce, nel corso di una verifica igienico-sanitaria presso uno stabilimento del crotonese, un’articolata organizzazione dedita al traffico e alla macellazione clandestina di cavalli. L’intervento, che si inserisce in un’indagine più ampia coordinata dalla Procura della Repubblica, ha condotto all’arresto di una persona e alla denuncia di altre cinque, tutte ritenute coinvolte, seppur con responsabilità differenziate, in un giro d’affari illegale che univa crudeltà animale a seri pericoli per la salute pubblica. L’attività investigativa, svolta con meticolosità, ha permesso di accertare non solo il reato di maltrattamento e uccisione ingiustificata di animali, ma anche quello di commercio di cose pericolose per la salute, evidenziando come la filiera, completamente al di fuori da ogni controllo, rappresentasse un rischio concreto per i consumatori.
Il ruolo dell’arrestato e il contesto aziendale
La figura centrale nell’ambito dell’inchiesta è risultata essere il custode giudiziario dell’azienda, colui che, paradossalmente, avrebbe dovuto vigilare sulla corretta gestione di uno stabilimento già sottoposto a procedura fallimentare. Quest’ultimo, invece, secondo le accuse formulate dai militari, avrebbe diretto le operazioni illegali, approfittando di una struttura formalmente inattiva e sotto sequestro. La violazione dei sigilli apposti dall’autorità giudiziaria costituisce, del resto, uno dei capi d’imputazione principali, a dimostrazione di come l’organizzazione agisse in un contesto di palese illegalità, eludendo deliberatamente ogni forma di sorveglianza e di norma igienico-sanitaria.
Le violazioni accertate e il sequestro
Oltre ai reati contro gli animali, le indagini hanno messo in luce condizioni igieniche assolutamente inaccettabili, tali da configurare il reato di commercio di cose pericolose. La carne, lavorata in ambienti privi delle necessarie garanzie di salubrità, veniva immessa in un circuito commerciale sommerso, esponendo ignari acquirenti a potenziali intossicazioni o patologie. L’operazione dei carabinieri ha quindi portato al sequestro preventivo dell’intero stabilimento e di una ingente quantità di prodotto, stimata in circa tremila chilogrammi di carne equina, bloccando sul nascere un’ulteriore diffusione del materiale e scongiurando possibili danni alla collettività.
Il quadro complessivo dell’attività illecita
Quello smantellato dai Nas appare come un sistema organizzato, che sfruttava le criticità di un’azienda fallita per condurre un business illecito e particolarmente redditizio. La macellazione clandestina, con il suo corollario di sofferenza inflitta agli animali e di spregio per le norme a tutela della salute, rappresenta una piaga che le forze dell’ordine combattono con continuità. L’intervento nel crotonese, con l’arresto del custode e la denuncia dei suoi cinque presunti collaboratori, segna un colpo significativo contro una di queste organizzazioni, restituendo un quadro di illegalità diffusa che va ben oltre la semplice contravvenzione amministrativa.




