Il mare restituisce i corpi dei migranti sulle coste della Calabria e della Sicilia, quindici cadaveri in pochi giorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tirreno, in queste settimane di tempeste e mareggiate che hanno flagellato le coste e le infrastrutture della Penisola, non ha solo rubato metri di spiaggia o danneggiato i lungomari di tante città, ma ha riportato a galla una verità sepolta, restituendo con la stessa violenza con cui si è abbattuto sulle case ciò che aveva inghiottito. In Calabria e in Sicilia, il conto dei corpi senza vita trascinati a riva dalle onde è salito a quindici nell'arco di pochi giorni, un numero che costringe a interrogarsi su ciò che accade al largo, lontano dagli occhi e spesso lontano dalle cronache. Le procure, in particolare quella di Paola guidata da Domenico Fiordalisi, si trovano ora a dover ricostruire un puzzle i cui pezzi arrivano a spizzichi e bocconi, portati dalle correnti su spiagge diverse, in momenti diversi ma in un contesto meteorologico che appare come il comune denominatore di queste scoperte.

Quattro corpi in dieci giorni lungo il Tirreno cosentino, la pista del naufragio fantasma

Sulle coste del Tirreno calabrese, il ritmo dei ritrovamenti ha dell'incredibile. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato notato sulla battigia del lungomare sud di Paola -1-4-10. Si trattava di resti umani in avanzato stato di decomposizione, una condizione che complica non poco il lavoro degli investigatori e dei medici legali chiamati a dare un nome a quelle vittime. Questo ritrovamento faceva il paio con quello di un cadavere avvistato qualche giorno prima ad Amantea, dove alcuni passanti, incuriositi dalla furia del mare, avevano inizialmente scambiato il corpo per un tronco trasportato dalle onde, salvo poi dare l'allarme alla Capitaneria di porto -8. E prima ancora, un altro corpo era emerso sulla spiaggia di Scalea, dando il via a una sequenza che ha spinto i magistrati a ipotizzare un collegamento diretto tra questi eventi -5. L'ipotesi, al momento al vaglio degli inquirenti, è che si possa trattare delle vittime di un unico, grande naufragio avvenuto al largo, un naufragio fantasma di cui nessuno aveva fatto denuncia e di cui non è rimasta traccia se non questi corpi riemersi a distanza di giorni, spostati dalle correnti lungo un asse che dal Cosentino arriva fino al Vibonese -5.

Da Tropea alla Sicilia, un'autostrada di morte nel Canale di Sicilia

Più a sud, la scia di morte si è allungata fino a lambire le coste di Tropea, dove la scoperta ha avuto un impatto emotivo ancora più forte. Alcuni studenti, che si trovavano sulla spiaggia delle Roccette per seguire le lezioni o per una semplice gita, hanno visto galleggiare tra i flutti una sagoma scura. Dapprima si era parlato di due distinti avvistamenti, poi la certezza: un solo senza vita che il mare spingeva verso riva per poi, quasi con un moto di ritrosia, risucchiarlo di nuovo tra i flutti, rendendo le operazioni di recupero particolarmente complesse per i sanitari del 118 e per la Guardia costiera -5. Ma è spostando lo sguardo oltre lo Stretto, in Sicilia, che il numero complessivo dei ritrovamenti assume i contorni di una strage. Nel trapanese, tra Marsala, Pantelleria e le coste limitrofe, il mare ne ha restituiti undici -3-7-9. In molti casi, come quello avvenuto davanti al lungomare sud di Marsala, i corpi presentavano ancora indosso un giubbotto salvagente, un dettaglio che stringe il cerchio attorno all'ipotesi del naufragio di una o più imbarcazioni cariche di migranti, probabilmente in rotta dall'Algeria verso l'Italia, e che toglie ogni dubbio sulla natura di queste morti -3-9.

Il lavoro delle procure tra mareggiate e indagini medico-legali

Le difficoltà oggettive, in questa fase, non riguardano solo il recupero materiale delle salme in un mare spesso proibitivo, ma anche e soprattutto il lavoro di identificazione. I corpi, rimasti a lungo in acqua e sballottati dalle correnti e dagli scogli, sono irriconoscibili. Le procure competenti, da Paola a quelle siciliane, hanno aperto fascicoli d'inchiesta e coordinano le forze dell'ordine in attesa degli esiti degli esami autoptici e, laddove possibile, del confronto del DNA con le banche dati dei migranti sbarcati o con le denunce di scomparsa presentate dai familiari -1-4-10. Non ci sono testimoni diretti di queste tragedie, solo la forza della natura che, con le sue mareggiate, ha deciso di portare alla luce ciò che il mare aveva celato. Il maltempo che da settimane si abbatte sull'Italia, e che ha causato danni e evacuazioni, ha quindi avuto questo effetto collaterale, trasformando le spiagge del Sud in un triste e improvvisato obitorio a cielo aperto. Il mare, che in questi giorni è tornato a occupare gli spazi che l'uomo gli aveva sottratto, ha riportato indietro anche loro.

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