Voto di scambio e appalti pubblici: sospesi sindaco e consiglieri di Ramacca
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Redazione Interno
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Un nuovo capitolo dell’inchiesta “Mercurio”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Catania, ha portato ieri all’arresto di 19 persone, tra cui figure di spicco della politica locale. Al centro delle indagini, che hanno svelato un intreccio tra voto di scambio, appalti pubblici e interessi mafiosi, ci sono il sindaco di Ramacca, Nunzio Vitale, e due consiglieri comunali, Salvatore Fornaro e Matteo Marchese, quest’ultimo sindaco di Misterbianco. A seguito degli arresti, il prefetto di Catania, Maria Carmela Librizzi, ha disposto la sospensione immediata dei tre amministratori, applicando le norme previste in caso di gravi indizi di collusione con la criminalità organizzata.
L’operazione, coordinata dai carabinieri del Ros, ha fatto emergere un sistema di relazioni illecite che, secondo gli investigatori, avrebbe permesso a Cosa nostra di condizionare le scelte politiche e amministrative del territorio. In particolare, Nunzio Vitale e Salvatore Fornaro sono accusati di aver favorito, in cambio di voti, l’assegnazione di appalti pubblici a soggetti legati alla mafia. Tra gli arrestati figurano anche Antonio Di Benedetto e Salvatore Mendolia, due figure ritenute centrali nella mediazione tra politica e clan.
La vicenda ha avuto ripercussioni immediate anche a livello istituzionale. Giuseppe Castiglione, componente della commissione antimafia regionale ed eletto all’Ars con il Movimento per le Autonomie (Mpa), è stato coinvolto nell’inchiesta per presunti accordi con la criminalità organizzata. Castiglione, che nei due anni e mezzo di legislatura ha presentato sette atti parlamentari – tra cui un disegno di legge e diverse interrogazioni – ha annunciato l’intenzione di dimettersi dalla commissione antimafia. La stessa commissione, d’altronde, ha già avviato le procedure per la sua decadenza, sottolineando che “non è un luogo di impunità o di immunità”.
L’inchiesta “Mercurio” si inserisce in un contesto già segnato da precedenti operazioni contro Cosa nostra etnea, che da anni cerca di infiltrarsi nelle amministrazioni locali per controllare gli appalti e i fondi pubblici. Gli arresti di ieri rappresentano un colpo significativo, ma al tempo stesso evidenziano la persistenza di un sistema che lega politica e mafia, con conseguenze gravi per la trasparenza e la legalità.
Intanto, la sospensione di Vitale, Fornaro e Marchese ha lasciato un vuoto di potere nei rispettivi comuni, costringendo le istituzioni locali a riorganizzarsi in tempi brevi. La prefettura di Catania, da parte sua, ha garantito che verranno adottate tutte le misure necessarie per assicurare la continuità amministrativa, evitando che la situazione possa ulteriormente destabilizzare territori già fragili.




