Corpo Gaza, il voto municipale segna la sconfitta di Hamas dopo due decenni di egemonia

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A quasi vent’anni di distanza dalle ultime consultazioni legislative, quelle che nel 2006 avevano sancito la presa del potere del movimento islamista, la Striscia di Gaza è tornata seppur parzialmente alle urne. L’occasione è stata offerta dalle elezioni municipali palestinesi che, per la prima volta dall’inizio del conflitto più di due anni fa, hanno incluso una città dell’enclave, Deir al-Balah. Il dato politico più rilevante, emerso al termine di una tornata caratterizzata da enormi difficoltà logistiche, è la netta sconfitta di Hamas, la quale non ha ufficialmente presentato una propria lista ma ha visto i propri candidati informali spazzati via dal voto popolare.

L’affermazione di Fatah e il crollo dell’astensionismo armato

La lista Nahdat Deir al-Balah, sostenuta apertamente dal partito Fatah — storica formazione del presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e dall’Autorità Nazionale Palestinese che gode dell’appoggio occidentale — si è assicurata sei dei quindici seggi in palio nel consiglio locale. Gli altri scranni sono stati conquistati da due gruppi con sede nella Striscia, denominati “Futuro di Deir al-Balah” e “Pace e Costruzione”, che gli analisti locali descrivono come non affiliati a nessuna delle due grandi fazioni nazionali. Al contrario, la lista informale riconducibile ad Hamas, nota come “Deir al-Balah ci unisce”, si è dovuta accontentare di soli due seggi, un risultato che segnala un’evidente frattura tra il movimento e l’elettorato, provato da anni di devastazioni e carenze endemiche.

Un’affluenza bassa ma significativa nel contesto di guerra

Nonostante il trionfo politico per i lealisti di Abu Mazen, va registrato il dato dell’affluenza, fermo al 23 per cento dei circa 70mila aventi diritto residenti nell’area di Deir al-Balah. Una percentuale, questa, certamente influenzata dalle macerie che ancora ricoprono le strade, dalla cronica mancanza di medicinali e dalla carestia che affligge la popolazione, costretta a sopravvivere in tende o tra palazzi sventrati. A rendere tutto più complesso, come dichiarato dalla Commissione elettorale centrale, ci hanno pensato le restrizioni israeliane alla circolazione che hanno bloccato parte dei materiali necessari per le votazioni, obbligando gli organizzatori a fabbricare urne in loco e a stampare le schede nella Striscia. Il premier palestinese Mohammad Mustafa, commentando lo svolgimento della tornata, l’ha definita “un primo passo importante in un processo nazionale più ampio volto a rafforzare la vita democratica”, un’affermazione che acquista peso proprio alla luce della storica assenza di consultazioni in questo lembo di territorio.

Cisgiordania e le reazioni della fazione sconfitta

Se a Gaza il voto rappresentava un’eccezione, in Cisgiordania Fatah ha consolidato il proprio controllo municipale senza particolari sorprese, conquistando gran parte dei consigli locali spesso addirittura senza oppositori, come accaduto a Ramallah e Nablus. I sostenitori di Abbas hanno letteralmente dominato la scena, totalizzando un’affluenza del 56 per cento e approfittando del boicottaggio totale deciso dal movimento islamista per l’area. Di fronte a questi numeri, il portavoce di Hamas a Gaza, Hazem Qassem, ha cercato di minimizzare la portata dell’evento, dichiarando che la tornata elettorale non avrebbe alcun impatto sulle questioni nazionali più ampie. Una lettura, la sua, che contraddice però l’evidenza dei fatti: se da un lato la polizia di Hamas ha presidiato i seggi (circondando i luoghi con guardie armate nel tentativo di controllare il territorio), dall’altro l’esito delle urne dimostra un vistoso calo di popolarità tra la popolazione stremata, la quale sembra aver cercato nel sostegno internazionale garantito da Fatah una via d’uscita dall’isolamento.

Le sfide organizzative e il futuro municipale dell’enclave

L’aspetto forse più tecnico, ma non per questo meno rilevante, riguarda la logistica di un’elezione svoltasi in un’area dove l’elettricità scarseggia e le scuole adibite a seggi sono state in gran parte distrutte; per sopperire a queste mancanze, la commissione ha dovuto utilizzare delle semplici tende per accogliere i votanti. È stato commovente, secondo il capo della Commissione elettorale Ashraf Shuaibi, vedere le urne costruite artigianalmente e le schede stampate nella Striscia, un miracolo burocratico che ha permesso di infrangere un tabù durato quasi vent’anni. L’inclusione di Deir al-Balah, una delle città che hanno subito meno danni rispetto a Rafah o Khan Yunis, è stata voluta dall’Autorità Palestinese per dimostrare che Gaza rimane una parte inalienabile del futuro Stato, fungendo al contempo da “progetto pilota” per eventuali future consultazioni estese all’intera enclave.

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