Dj Godzi morto a Ibiza: il padre accusa la polizia, indaga la procura

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Michele Noschese, in arte dj Godzi, è morto nella notte tra il 18 e il 19 luglio nella sua abitazione a Roca Llisa, esclusiva zona residenziale a est di Ibiza, dove viveva da un decennio. La notizia, confermata da fonti vicine alla famiglia, ha scatenato un’ondata di polemiche dopo le accuse del padre, Giuseppe Noschese, secondo cui il figlio sarebbe stato picchiato dagli agenti della Guardia Civil.

La dinamica dei fatti, ancora da chiarire, risale a una festa organizzata dal producer napoletano, noto nell’ambiente della musica elettronica e tech-house. Alcuni vicini, infastiditi dal volume troppo alto, avrebbero chiamato la polizia. Quel che è certo è che, intorno alle 7 del mattino, Michele è morto in circostanze sospette. Le autorità locali hanno parlato inizialmente di arresto cardiaco, ma il racconto dei presenti – riportato dal padre, ex primario del Cardarelli e dell’Ospedale del Mare di Napoli – dipinge uno scenario diverso.

«Chi era lì mi ha detto che è stato pestato», ha dichiarato Giuseppe Noschese, giunto sull’isola poche ore dopo la tragedia. Le indagini, avviate dalla procura spagnola, potrebbero ora orientarsi verso l’ipotesi di omicidio colposo. L’autopsia, i cui risultati non sono ancora noti, sarà decisiva per stabilire se ci siano state lesioni compatibili con un’aggressione.

Dj Godzi, il cui nome d’arte si ispirava a Godzilla, aveva scelto Ibiza come base per la sua carriera, diventando una figura riconosciuta nella scena musicale dell’isola. La sua morte ha riacceso il dibattito sui metodi d’intervento delle forze dell’ordine, mentre la famiglia chiede giustizia. «Si faccia chiarezza», ha insistito il padre, senza aggiungere altro.

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