Trovato morto Thomas Grumer, il manager scomparso 9 mesi fa a Ibiza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’esame del Dna ha posto fine a nove mesi di attesa, confermando l’identità dei resti umani recuperati tre settimane fa nei fondali marini di Cala Llonga, a Ibiza. Si tratta di Thomas Grumer, 42 anni, originario di Bolzano, di cui si erano perse le tracce dalla metà di giugno del 2025. Il ritrovamento del Corpo, avvenuto a febbraio, aveva subito fatto temere il peggio, e ora la scienza ha fornito la certezza che la famiglia, seppur nella disperazione, attendeva. Il 42enne, manager della ristorazione, si era trasferito sull’isola spagnola nell’aprile dello scorso anno, attratto da un’opportunità lavorativa in un albergo locale, un sogno professionale che però si è infranto in circostanze ancora tutte da chiarire.

Le indagini, condotte dalle autorità spagnole in collaborazione con i carabinieri, avevano inizialmente seguito diverse piste, tutte rivelatesi poi vane. Un primo, significativo indizio era emerso a settembre, quando il motorino di Grumer era stato rinvenuto intatto nelle vicinanze di una spiaggia a Cala Llonga, un luogo che, come avrebbero poi confermato amici e parenti, il 42enne amava frequentare nel tempo libero. Il ritrovamento del mezzo, parcheggiato e senza segni di danneggiamento, aveva fatto concentrare le ricerche in quell’area, tra la macchia mediterranea e il mare, senza però portare ad alcun esito concreto fino alla scoperta dei resti sul fondale. Dell’uomo, va ricordato, non si aveva più notizia dal 16 giugno, due giorni dopo la scadenza del suo contratto di lavoro, un elemento, questo del mancato rinnovo, che era emerso fin da subito nelle cronache di fine luglio.

Il giallo del licenziamento e le ultime ore di libertà

Un tassello che gli inquirenti stanno ora rivalutando alla luce del tragico epilogo riguarda proprio la sua posizione lavorativa. Due giorni prima della scomparsa, i responsabili dell’hotel Bless di Cala Nova, dove Grumer prestava servizio al ristorante, gli avevano comunicato la decisione di non confermarlo al termine del periodo di prova. Una notizia che, secondo i racconti della sorella Viktoria raccolti dai media locali, lo aveva colpito e probabilmente amareggiato, ma che amici e familiari non avevano inizialmente giudicato come un evento capace di scatenare una reazione drammatica. L’ipotesi che questo episodio possa avere un qualche legame con quanto accaduto successivamente, sebbene allo stato attuale non emergano elementi concreti per sostenere il coinvolgimento di terzi, resta uno degli aspetti su cui la magistratura spagnola cercherà di far luce.

A rendere più complessa la ricostruzione delle sue ultime ore ha contribuito anche l’inattività del suo telefono cellulare. Quando a metà luglio, preoccupati per il silenzio che si protraeva e per i festeggiamenti del suo compleanno (il 15 luglio) rimasti senza risposta, amici e parenti avevano lanciato l’allarme, i tentativi di geolocalizzare il dispositivo non avevano dato risultati utili. Il telefono risultava spento o irraggiungibile già da settimane, cancellando di fatto ogni traccia digitale dei suoi spostamenti dopo il 16 giugno. Questo vuoto informativo ha reso il lavoro degli investigatori ancora più arduo, costringendoli a basarsi su testimonianze e sul ritrovamento casuale del motorino.

L’autopsia per chiarire le cause della morte

Ora che l’identificazione formale ha chiuso la fase delle ricerche, si apre quella, altrettanto cruciale, dell’inchiesta giudiziaria. Il di Thomas Grumer, rimasto a lungo in acqua, sarà sottoposto a un esame autoptico approfondito. L’obiettivo primario è accertare le cause del decesso, stabilire se si sia trattato di un incidente, magari una caduta in mare durante una passeggiata o un bagno, o se ci siano altri elementi che possano far propendere per ipotesi diverse. Al momento, come riferito da più fonti, gli investigatori sembrano orientati a escludere il dolo, ma nessuna pista verrà tralasciata fino a quando la relazione dei medici legali non fornirà risposte certe.

La comunità altoatesina, e in particolare la cerchia di amici e familiari che per mesi ne hanno sostenuto le ricerche anche attraverso appelli social e trasmissioni televisive come “Chi l’ha visto?”, si trova ora a fare i conti con una perdita che chiude una ferita, ma ne apre un’altra, fatta di interrogativi e di dubbi su cosa possa essere realmente successo nelle ore che hanno preceduto la sua scomparsa. Rimane, sullo sfondo, l’immagine di un uomo descritto da chi lo conosceva come “super sportivo” e appassionato del suo lavoro, il cui viaggio verso una nuova vita si è interrotto tragicamente nelle acque che bagnano l’isola che aveva scelto per ricominciare.

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