Due arresti per l'omicidio di Franca Genovini: le ricerche sul web sul "delitto perfetto"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sono in carcere, accusate di omicidio in concorso con l'aggravante della premeditazione, Erica Cuscela, 25enne originaria di Taranto, e Denise Duranti, 37 anni, nipote acquisita della vittima. L'arresto è stato eseguito dai carabinieri del reparto operativo di Siena, su mandato della Procura, al termine di un'indagine complessa che ha fatto luce sulla morte di Franca Genovini, 85 anni, trovata senza vita nella sua casa di Castellina in Chianti lo scorso 7 agosto. Le indagini, partite da quel ritrovamento, hanno progressivamente delineato un quadro inquietante, scardinando la prima apparente normalità e rivelando un disegno criminoso costruito con meticolosa freddezza.
Le tracce digitali che hanno smascherato il piano
Ciò che ha permesso agli investigatori di risalire alla dinamica e alla presunta intenzione delle due donne, trasformando un decesso inizialmente da accertare in un omicidio preordinato, è stato un meticoloso lavoro sulla loro attività in rete. I sequestri di cellulari e computer, disposti dal pubblico ministero, hanno portato alla luce un vero e proprio archivio di ricerche macabre e indicative, effettuate nel periodo precedente la morte della Genovini. Quel campionario di interrogativi, alcuni dei quali di una precisione agghiacciante, ha fornito la mappa concettuale di un delitto pianificato nei dettagli. "Quante iniezioni di veleno per topi servono per uccidere?", "La candeggina nel sangue si vede dall'autopsia?", "Se una persona è soffocata con il cuscino si vede?": queste stringhe di ricerca, che sembrano tratte da una sceneggiatura noir, sono invece diventate, per gli inquirenti, prove digitali di un intento omicida. Quelle domande, poste agli algoritmi dei motori di ricerca, hanno finito per ritorcersi contro le loro autrici, tracciando un percorso di colpa che dalla teoria ha condotto, secondo l'accusa, alla pratica più crudele.
La ricostruzione della triplice aggressione
Le perizie medico-legali, incrociate con gli elementi investigativi emersi, hanno permesso di ricostruire le ultime ore di vita di Franca Genovini, dipingendo un quadro di violenza progressiva e determinata. La donna, secondo quanto accertato, sarebbe stata sottoposta a un triplice tentativo di sopprimerla, quasi a testimoniare la ferrea volontà di portare a compimento il gesto. Una prima aggressione sarebbe avvenuta attraverso un'iniezione di sostanza velenosa, seguita dalla somministrazione forzata di lorazepam, un potente psicofarmaco. Nemmeno questo cocktail letale, però, avrebbe sortito l'effetto desiderato in tempi rapidi, spingendo le due, stando alla ricostruzione, all'atto estremo: il soffocamento con un cuscino. Una sequenza che rivela, oltre alla spietatezza, una calcolata determinazione a non lasciare nulla al caso, sebbene proprio la traccia digitale di quei calcoli le abbia infine tradite.
Il movente e il contesto dell’omicidio
Alle spalle di una pianificazione così ossessiva, secondo le indagini, non si celerebbe un guadagno finanziario di grande entità, ma piuttosto la volontà di impadronirsi di poche migliaia di euro. Una somma modesta, che rende il contrasto tra la banalità del movente e la complessità macabra del metodo ancora più stridente. Franca Genovini, conosciuta come la perpetua della chiesa locale, conduceva un'esistenza riservata nella sua abitazione, un contesto che la rendeva, agli occhi delle presunte assassine, un bersaglio vulnerabile. La natura familiare o comunque molto stretta del rapporto, data la parentela acquisita di una delle indagate, avrebbe facilitato l'accesso alla vittima, fornendo anche la copertura ideale per avvicinarla senza destare sospetti immediati. L'indagine, concentratasi inizialmente sull'analisi della scena del crimine e sulle persone vicine alla donna, ha trovato il suo cardine proprio nello spoglio dei dispositivi tecnologici, strumenti che hanno custodito la confessione indiretta delle intenzioni.




