Napoli, addio a Biagio De Giovanni: il filosofo che ha attraversato un secolo di pensiero politico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è spento a Napoli, all’età di 95 anni, Biagio De Giovanni: un nome che, per chiunque abbia avuto a che fare con la storia delle idee in Italia, rappresentava un ponte vivente tra la grande filosofia europea e le contraddizioni della politica repubblicana. La sua scomparsa, avvenuta nella città dove era nato nel lontano 1931, ha subito riempito il vuoto lasciato da una delle voci più autorevoli del secondo Novecento, un intellettuale capace di maneggiare con la stessa disinvoltura le astruserie dell’idealismo tedesco e le scottanti urgenze della cronaca istituzionale. Non era soltanto un accademico chiuso nella torre d’avorio; De Giovanni aveva calcato le aule parlamentari come esponente del Partito Comunista Italiano, un’esperienza che gli aveva permesso di sporcarsi le mani con il diritto e l’amministrazione, lontano dalle pure astrazioni della cattedra.

L’ultimo saluto nel cuore del Maschio Angioino

Per tributargli l’onore che merita un uomo di tale statura, le istituzioni locali hanno allestito la camera ardente proprio al Maschio Angioino, il simbolo medievale della città che lui aveva spesso analizzato come crocevia di poteri e saperi. Il sindaco, Gaetano Manfredi, ha espresso a nome dell’amministrazione un cordoglio che, nelle sue parole, cerca di farsi portavoce dell’intera città: De Giovanni – ha ricordato Manfredi – ha formato generazioni di studenti, intrecciando il diritto e la filosofia in un discorso civile capace di arricchire il dibattito nazionale sui diritti e sul potere. Non si tratta di una commemorazione di circostanza, perché l’ex parlamentare aveva realmente lasciato il segno nelle aule universitarie della Federico II, dove si era laureato in Giurisprudenza con una tesi dedicata proprio alla filosofia del diritto di Giambattista Vico.

Un cerchio filosofico che si chiude con Vico e Bruno

C’è una curiosità che restituisce bene la coerenza del suo percorso: la riflessione di De Giovanni si apre e si chiude all’insegna di Giambattista Vico, l’autore de “La scienza nuova” che aveva già esplorato nella tesi di laurea. Quel cerchio intellettuale, lo aveva saldato di recente, nel 2023, con un libro intitolato “Giordano Bruno, Giambattista Vico e la filosofia meridionale”, pubblicato da Editoriale Scientifica. Non era un vezzo erudito, ma il tentativo di rileggere la modernità alla luce di un pensiero che, partendo da Hegel e dall’idealismo tedesco, trovava nel Sud Italia una sua cifra originale e critica. La sua lunga carriera accademica, costellata da studi sul pensiero politico moderno, ha contribuito a rinnovare l’interpretazione di Hegel, spogliandolo di molte rigidie e mostrandone le crepe fertili per la contemporaneità.

La reazione della politica e il lutto nel mondo culturale

L’annuncio della morte ha provocato un’ondata di cordoglio che, come prevedibile, non si è limitata all’alveo dell’università. Le istituzioni, la politica – persino quelle anime del dibattito pubblico lontane dalle sue posizioni originarie – hanno riconosciuto in lui una figura di rara levatura. Manfredi, nel suo messaggio, ha voluto sottolineare come “le riflessioni sul rapporto tra diritti e potere” elaborate da De Giovanni abbiano contribuito in maniera sostanziale alla crescita civile del Paese. Un giudizio, questo, che pochi intellettuali italiani possono vantare, soprattutto se si considera che la sua parabola si è dipanata attraverso alcune delle stagioni più complesse e controverse della storia repubblicana, dalle lotte ideologiche del dopoguerra fino al relativismo del nuovo millennio, senza mai cadere nelle trappole della retorica o del conformismo.

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