Effetto Irpef 2025, chi ci guadagna e chi ci perde
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Redazione Economia
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Il governo italiano ha recentemente deciso di riaprire i termini per il concordato preventivo biennale, offrendo alle partite IVA un'ulteriore opportunità per mettersi in regola con il fisco fino al 12 dicembre. La prima scadenza del 31 ottobre ha già fruttato allo Stato circa 1,3 miliardi di euro, grazie all'adesione di 500mila contribuenti. Ora l'esecutivo punta a raccogliere risorse aggiuntive per destinarle in particolare a una misura: il taglio dell'Irpef per i redditi medi.
La Legge di Bilancio per il 2025 modifica in modo radicale il meccanismo alla base del taglio del cuneo fiscale, con l'obiettivo di estendere la platea dei beneficiari, anche se a scapito dell'aumento in busta paga per gli attuali lavoratori ammessi allo sgravio. A guadagnarci sono i redditi tra 35mila e 40mila euro, mentre in tutti gli altri casi si arriva a perderci rispetto a quest'anno. Dal 1° gennaio 2025, inoltre, è in arrivo un nuovo bonus inaspettato di 260 euro, ma solo per i redditi superiori ai 50mila euro. Questo bonus, legato a una mancata proroga di alcune detrazioni, rappresenta una detrazione fiscale aggiuntiva.
Tra le novità contenute nella Legge di Bilancio 2025, c'è dunque una sorpresa fiscale per i contribuenti con redditi superiori ai 50mila euro. Attraverso un'omissione nell'attuale testo della manovra, questa categoria di contribuenti potrebbe beneficiare di un "bonus" di 260 euro. Inoltre, si lavora all'ipotesi di tagliare di un punto o due la seconda aliquota Irpef, quella per i redditi fra 28mila e 50mila euro, che attualmente scatta al 43%. Con gli incassi derivanti dal concordato preventivo biennale, attualmente stimati in 1,3 miliardi, sarebbe possibile ridurre l'aliquota Irpef di un solo punto percentuale, dal 35% al 34%. Questa operazione costerebbe circa 1,2 miliardi di euro.
La Legge di Bilancio per il 2025 presenta diverse novità fiscali che, se da un lato mirano a estendere i benefici del taglio del cuneo fiscale a una platea più ampia, dall'altro rischiano di ridurre l'aumento in busta paga per gli attuali lavoratori ammessi allo sgravio.




